Entro come al solito nella mia libreria preferita senza un’idea precisa di cosa sto aspettando, e come sempre chiedo un consiglio a Luigi, il libraio. Solitamente sa darmi i conisgli giusti, e posso confermare che raramente ho ricevuto un consiglio più azzeccato che in questa specifica circostanza : Beresina di Sylvain Tesson.

L’argomento del libro suggerito da Luigi è “Napoleone e la  Russia”. Un tema non certo nuovo, ma in questo caso non viene raccontata la disastrosa campagna militare dell’imperatore francese ma un viaggio sulla via della ritirata di Napoleone a bordo di un sidecar di fabbricazione sovietica.

L’autore: Sylvain Tesson

Beresina di Sylvain Tesson

L’autore, Sylvain Tesson, è quanto di più vicino ad un pazzo scatenato si possa trovare. Scrittore e viaggiatore instancabile, collabora con molte testate giornalistiche ed è stato protagonista di avventure estreme: dal giro del mondo in biciletta all’attraversamento dell’Asia e della catena himalayana a piedi fino al ritiro in totale solitudine per sei mesi in una capanna, esperienza dalla quale nascerà il libro “Nelle foreste siberiane”.

Riguardo “Beresina” vi riporto la considerazione di un importante quotidiano francese:

“Questo è probabilmente il suo libro migliore, e per diverse ragioni…il suo stile ha raggiunto una maturità tale da essere all’altezza dell’orrore dell’epoca, piena di sangue e drammi. Ma è ricco di humor, di alcool (esclusivamente vodka) e di motori in panne”

Il libro: Beresina

E quindi ci siamo, pronti attenti e via!

È il 2 Dicembre 2012 a Mosca, si gela solo al pensiero. Qui Napoleone era arrivato nell’autunno di 200 anni prima e aveva trovato una città semideserta e distrutta dalle fiamme. Il generale russo Kutuzov aveva fatto bruciare tutto, affermando “fate pure arrivare Napoleone a Mosca, troverà solo macerie“.

Beresina di Sylvain Tesson, l'autore e  il suo sidecar
Sylvain Tesson durante il viaggio sul suo sidecar

Ma riprendiamo Beresina di Sylvain Tesson e il nostro “pazzo francese moderno”. Insieme ai sui compagni di viaggio – un geografo, un fotografo e due amici russi – partono da Mosca alla volta di Parigi con dei vecchi sidecar “Ural”. Certo l’armata di Napoleone non disponeva di moto ma i sidecar sovietici non so quando possano essere lontani dai cavalli….

“Perché non offrire questi quattromila chilometri ai soldati di Napoleone? Ai loro fantasmi, al loro sacrificio? A nessuno in Francia importa niente di loro: i francesi pensano solo al calendario Maya e parlano della fine del mondo”

Sylvain Tesson, Baresina

Adesso si parte per davvero, carta geografica aperta e mano destra sull’acceleratore. Si, carta geografica, niente navigatore satellitare! Bisogna onorarli seriamente quei soldati.

L’itinerario descritto in Beresina di Sylvain Tesson è il seguente: Mosca, Borodino, Vjaz’ma, Smolensk, Borisov, Minsk, Vilnus e in seguito Polonia, Germania e Parigi.

I nostri folli motociclisti cercano ispirazione nelle memorie del confidente dell’Imperatore francese, il generale Caulaincourt, e accompagnati da sbandate alcoliche e stradali raggiungeranno Parigi il 18 Dicembre. Una media di 300 km al giorno con quei mezzi e quelle condizioni è veramente da record. Ve li immaginate attraversare le gelate distese russe con quei sidecar scassati sventolando la bandiera Napoleonica?  Certo questa immagini di vodka e sidecar possono far ridere, ma Tesson con le sue descrizioni “colme di orrore” ci fa tornare con i piedi a terra. Ci permette di rivivere la disperazione di quei ragazzi portati in Russia a combattere che giorno dopo giorno capirono che non avrebbero più rivisto Notre Dame o la Senna e aggrappati alla vita anche con le unghie, si resero protagonisti di episodi estremi e dai tratti animaleschi.

Beresina di Sylvain Tesson, la ritirata dei francesi
Courtesy: De Agostini/Getty Images

Ma parliamo un attimo del titolo: perchè Tesson ha scelto la parola Beresina per il titolo del suo libro? Cos’è questa Beresina? Si tratta di un fiume che scorre nell’attuale Bielorussia e che è stato teatro di una battaglia epica. Il risultato dello scontro in realtà non è stato completamente a sfavore dell’esercito francese, però è rimasta nella memoria per la quantità di soldati che perirono nelle gelide acque del fiume per la costruzione di due ponti. Perché due ponti e non uno? Perché nonostante tutto, Napoleone  aveva capito che per salvare il maggior numero di soldati bisognava costruire un ponte nei pressi dello stazionamento dell’esercito russo e uno a 15 km di distanza come effettiva via di fuga, strategia che non salvò l’esito della ritirata ma qualche soldato si.

Buona lettura!


Come sempre, vi consigliamo di comprare i libri nella libreria indipendente più vicina a voi. Se siete di Milano abbiamo stilato una lista delle nostre librerie preferite che trovate a questo link.

Se siete di Verona, la libreria di riferimento dell’autore di questo articolo è Gulliver – Libri per viaggiare.