Nonostante le frontiere siano state aperte diversi anni fa, viaggiare in Myanmar è ancora una esperienza forte, fortissima.
 
La spiritualità che trasuda da questi luoghi permea qualsiasi aspetto del paese; le campagne e le pianure sterminate restituiscono una sensazione di infinito e di trascendentale. E poi ancora: minoranze etniche, buddha giganti, ispirazioni letterarie, un popolo gioviale ed estroverso.
 
Un paese che sta crescendo esponenzialmente ma che conserva delle profonde radici nel passato.

[Day #66 to #68] Magico Inle Lake

Viavevamo promesso remote frontiere e cosi è stato. Ve ne parliamo con un po’ di ritardo perché il wifi non ci ha assistito questa settimana! 😌

Dopo 15 ore di bus (uno di quelli hard core) tra steppe brulle che si estendono all’infinito siamo arrivati a #Loikaw, capitale della piccola regione di Kayah al confine con la Thailandia, aperta al turismo solo qualche anno fa dopo 60 anni di combattimenti tra il governo centrale e le popolazioni Karen (se avete visto il film John Rambo – del 2008 – beh ecco è ambientato qui e parla di questo conflitto). La prima sorpresa è osservare dopo due mesi di sud est asiatico, un paesaggio diverso e inaspettato: una sorta di far-west americano fatto di steppe di terra rossa, qualche albero, cactus. E montagne lunghe con una vegetazione mai vista prima d’ora. La seconda sorpresa è, in un paese a totale maggioranza buddista, vedere come le minoranze etniche si siano quasi tutte convertite al cristianesimo dopo secoli di animismo: la religione in in questa nazione è anche una questione di stato! Casette e chiese in legno, ambienti polverosi, sembra davvero di essere nel vecchio west o quantomeno in una puntata di Westworld. Poi compaiono donne col turbante colorato e bolle di thanaka sulle guance, stupa dorate e monaci in tunica rossa, un corteo per lo shinbyu di alcuni bambini e capisci di essere in Myanmar.

Il giorno successivo risaliamo la china ed entriamo nella regione di Shan: qui si trova il famoso Inle lake. Ci arriviamo direttamente dopo che il van su cui eravamo aveva cannato la nostra fermata a Pechon, dove contavamo di prendere una barchina locale per Inle che avrebbe dovuto attraversare tutti e tre i laghi della zona.

Inle lake è una area del Myanmar con un potenziale turistico enorme: villaggi galleggianti, pagode con centinaia di stupa, coltivazioni subacque di pomodori, reperti archeologici, pescatori estremamente fotogenici, tramonti da urlo, templi dorati sull’acqua, dolci montagne dove si vendemmia pure, un’acqua incontaminata dove i locali fanno il bagno nei pomeriggi piu torridi. Per il momento accoglie un manipolo consistente di turisti con un aria sonnolenta ma elegante e pacifica (è anche vero che siamo in bassa stagione). Il suo centro principale, Nyang Shwe, è un paradiso per backpackers ancora in erba. Non ci stupirebbe se tra qualche anno, se tutto andra per il verso giusto, diventasse la nuova Sagada o la nuova Sapa del sud est asiatico.

Abbiamo affittato una barchina che ci ha accompagnati sul lago per tutta la giornata più o meno per il costo di 15€, e siamo stati fortunati perché il nostro barcaiolo era pure simpatico (verso sera ci ha proposto un tuffo nel lago 😅).

La nostra giornata, è terminata nuovamente con un luuuungo tragitto in bus, con il quale siamo arrivati a Mandalay. Ma di questo vi parleremo presto! Alla prossima 😁

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