Nonostante le frontiere siano state aperte diversi anni fa, viaggiare in Myanmar è ancora una esperienza forte, fortissima.
 
La spiritualità che trasuda da questi luoghi permea qualsiasi aspetto del paese; le campagne e le pianure sterminate restituiscono una sensazione di infinito e di trascendentale. E poi ancora: minoranze etniche, buddha giganti, ispirazioni letterarie, un popolo gioviale ed estroverso.
 
Un paese che sta crescendo esponenzialmente ma che conserva delle profonde radici nel passato.

[Day #79 e #80 circa] Bagan, la valle dei templi

Bagan è un sogno, c’è poco da fare. Prima di arrivare pensavo continuamente: vedrai che sara pieno di turisti, non riuscirai a godertelo e rimpiangerai di essere venuto.

Invece, quando all’alba sali su un tempio per ammirare la distesa enorme di 3000 tra pagode e templi immersi in una nebbia leggera nel silenzio assoluto, pensi che sia tutto un sogno, anche se ci sono altre 15 persone vicino a te (anche perché da qualche mese i templi sono stati tutti chiusi -tranne due- e non possono più essere scalati, si rovinerebbero e l’unesco ha suggerito la misura per salvare Bagan… Dai turisti). Inossidabile.

Due cose importanti da sapere:
• durante la bassa stagione si muore di caldo, #simuore è un eufemismo
• durante la bassa stagione non volano le mongolfiere, quindi se venite a Bagan per fare la foto wow con i palloni volanti e lo fate nei mesi sbagliati non lamentatevi con noi, #velavevamodetto

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