In occasione del nostro matrimonio avevamo stilato, a uso e consumo dei nostri ospiti provenienti da diverse parti d’Italia, un vademecum dedicato a cosa mangiare a Cagli (nella provincia di Pesaro Urbino), e dove mangiarlo. Non vedevamo l’ora di condividere anche con voi la lista di ottimi posti dove mangiare a Cagli.

Ce ne sono per tutti i gusti: cene pantagrueliche, serate raffinate, pizze del sabato sera. Ovunque andrete, non rimarrete delusi. E se siete di questa zona d’Italia, fateci sapere se secondo voi ci siamo dimenticati qualcosa con un commento!

Cosa mangiare a Cagli, e dove:

Il Poggio 

Ristorante il Poggio di Cagli, foto da Cinzia d. su Tripadvisor

Famoso in tutta la provincia per i suoi vassoi giganti di carbonara, Il Poggio unisce buona qualità, tanta quantità e prezzi modesti. Da non perdere la già citata e celeberrima classica carbonara e la sua spettacolare variante al tartufo. Se invece siete amanti del piccante è il posto giusto per voi: Lorenzo è un cultore dei peperoncini di qualità in tutte le sue forme e propone diversi tipi di piatti con diverse tipologie tra cui numerose pizze. Dulcis in fundo, qui potrete trovare la versione Man Vs Food “de nojaltri”: sono due le sfide da vincere per avere l’onore di essere iscritto al muro della gloria. Avere la meglio su 3Kg di Carbonara (1Kg di pasta) o riuscire a sconfiggere la ferocissima pizza stra-piccante “Suicide”. (Strada Cagli Pergola 64Cagli)

Il Ristoro del Passante

Ristoro del Passante a Cagli, foto di Simone C. su Tripadvisor

Altro grande classico della ristorazione cagliese, il ristoro del passante è anch’esso un fantastico connubio tra qualità, quantità e prezzi light. Maggiore varietà rispetto al Poggio e una cucina più attenta alla tradizione locale e alla rivisitazioni. Da non perdere diversi piatti, tra cui l’antipasto della casa (ricchissimo), i passatelli porcini e pendolini, la carbonara, le pappardelle al ragù bianco di cinghiale e la sfogliatina per concludere. Anche le pizze non sono niente male. Attenzione a non farvi cogliere di sorpresa! Il Ristoro è spesso affollato quindi di sera (soprattutto il sabato) è caldamente consigliata la prenotazione. (Via Flaminia Sud, Cagli)

La Gioconda

Piatto dello Chef Giacomucci dell'Osteria Ristorante La Gioconda di Cagli

Voltiamo pagina e cambiamo completamente target perché La Gioconda, ristorante posizionato in pieno centro a Cagli, è ristorante di primo livello, fin dal 2010 sulla guida michelin come “Big Gourmand” e lo chef Gabriele Giacomucci è riconosciuto a livello nazionale come grande talento. Cucina contemporanea, sperimentazione e molto altro sempre nel rispetto della tradizione. Lo chef è grande cultore della carne perciò potrete trovare grandi secondi piatti in grado di emozionarvi (dal filetto al tartufo alla tagliata di toro) ma anche i primi non scherzano. Costo più elevato rispetto ai primi due ma una esperienza che non dimenticherete facilmente. (Via Brancuti, 4, Cagli)

Due pizzerie: Da Sassi/Le Fontane

Per i Milanesi e Napoletani: sì, esiste anche la pizza sottile e non è male! La pizza marchigiana è ampia e sottile, croccante e leggera. Non pensate che il cameriere sia un pazzo se vi porta la maionese al tavolo anche se avete ordinato una pizza, a Cagli è “stravagante” usanza fare il topping di maionese sulla pizza (in particolare le versioni con la patatine fritte o la Rossini, con l’uovo sodo al centro). Sia Da Sassi che a Le Fontane potrete assaggiare una tipica pizza di queste parti. Da Sassi più classica e ordinaria ma molto buona, a Le Fontane più attenta ad utilizzare i prodotti tipici del luogo e un pò più “sperimentale”. (Da sassi: Via Bruno Buozzi, 3, Cagli Le fontane: Strada Cagli Pergola, 126 Cagli)

Due piadinerie all’aperto: L’abbazia (Chiosco da Cesare)/Da Rossi (Birra al Pozzo)

La piadina di queste parti non è nè quella Romagnola nè tantomeno quella Emiliana e, già che ci siamo, non si chiama neanche piadina! (ma per intenderci abbiamo titolato come la sua sorella più fortunata e famosa). Si chiama crescia sfogliata ed è più ricca ed opulenta dei suoi parenti, indi per cui va accompagnata come si deve: salsicce, prosciutto, bietole, lonza, spinaci o formaggio e chi più ne ha più ne metta.

L’abbazia è un posto famosissimo tra i locali, non solo per la bontà della crescia ma anche per la location: un bel prato a un chilometro dalla gola del furlo, giochi per i bimbi, rovine romane e una antichissima abbazia sconsacrata a pochi metri per chi è amante della cultura. Di contro potrebbe essere un pò affollato. (Chiosco da Cesare: Strada Pianacce, 67, Acqualagna)

Da Rossi invece l’atmosfera è più intima e bucolica: infilato nella vallata lungo la strada che da Cagli porta a Cantiano, un bel prato a ridosso di un fiume tra le ripe scoscese e boscose del monte Catria e del monte Petrano, tanto relax. Consigliata la piadina con erba e lonza. Da vedere nei pressi un pozzo fatto costruire da Enrico Mattei (originario di Acqualagna). Ma attenzione al proprietario! Se vuole sa essere molto molto scortese! (Birra al Pozzo: Via Flaminia Sud, 41, Cantiano)

La New Entry: La Sartoria – Sapori su Misura

Il punto vendita e degustativo si trova nel centro storico di Cagli, che per oltre 60 anni è stato il laboratorio sartoriale di Pietro Panichi, meglio conosciuto a Cagli come “Pierino o Pierin d’Panich”. Prima ancora di essere una sartoria, il laboratorio era l’osteria “della Palmina”, una delle osterie più rinomate del quartiere cagliese chiamato “il borgo”. Oggi La Sartoria ha voluto unire le due storie, quella frivola e godereccia dell’osteria dei primi del ‘900, con quella sartoriale più recente. Andate a “La Sartoria” per un buon aperitivo, per gustare un ottimo vino (ci sono le migliori cantine della zona e non solo a prezzi fantastici), per una cena degustativa o per seguire uno dei loro eventi enogastronomici molto interessanti. Non ve ne pentirete! (Corso XX Settembre 74, Cagli)

 L’outsider bomba: Martinelli

Per ultimo abbiamo voluto mettere Martinelli ad Acquapartita. L’abbiamo messo come outsider per tanti motivi, difficile da raggiungere (è in alta montagna), ambiente ultra-casereccio, difficile trovare posto senza prenotazione e spesso chiuso in bassa stagione. Ma è una sfida che vi lanciamo qualora voleste tornare (difficile che abbiate il tempo di andarci questo weekend) dalle parti di Cagli. Martinelli è una vera e propria full immersion nella parte più profonda e rustica delle Marche. L’abbondanza dei piatti non ha paragoni con nessun altro posto in cui noi siamo mai stati, la genuinità dei piatti è legata al fatto che da Martinelli tutto è prodotto a chilometro -1 (se mi è concesso andare oltre il chilometro zero). La sfida che vi lanciamo è quindi la seguente: riuscire ad arrivare al primo piatto. Sì, avete capito bene, riuscire a superare indenni l’antipasto composto da taglieri riempiti di intere forme di formaggio e varietà di insaccati. L’antipasto di Martinelli ve lo tagliate voi direttamente con il coltellaccio, non c’è trucco, non c’è inganno. Un suggerimento per la sfida: cercate di mantenere una dignità e non strafogatevi fin da subito. Ci ringrazierete quando vi verrà servito del ragù di capriolo o di cinghiale e non sarà ancora saltato il quarto bottone della camicia. Last but not the least: il prezzo… ridicolo. (Via Acquapartita, 19, Apecchio)

Per concludere una lista dei prodotti tipici che dovete assolutamente provare:

  • Vini: La provincia non è sicuramente famosa per i suoi vini (il Verdicchio, il Rosso Conero, la Lacrima di Morro, la Passerina e il Pecorino delle altre province sanno farsi valere molto di più)  eppure rimangono delle ottime nicchie di produzione. Ad esempio non è difficile trovare un buon Bianchello del Metauro e sorprende sempre quella riscoperta che è il Pergola DOC. Discorso a parte (perchè non è un vero e proprio vino) merita il vino di visciole che viene ottenuto, seguendo un’antica ricetta, utilizzando un frutto del tutto particolare, la visciola, che si raccoglie da una varietà selvatica di Prunus cerasus e che viene fatta fermentare con ottimo vino rosso strutturato della vendemmia precedente.
  • La crescia di pasqua: uno dei must marchigiani per eccellenza e uno dei prodotti che più divide il pubblico (c’è chi la ama alla follia e c’è chi non la vuole neanche vedere). Superato l’empasse al gozzo grazie ad un bicchiere d’acqua (o meglio ancora di buon vino), la crescia è fantastica accompagnata da salumi e formaggi. Tradizionalmente viene servita a colazione la mattina di Pasqua, oppure come antipasto durante il pranzo pasquale, accompagnato da uova sode benedette, ciauscolo e vino rosso o ancora servito nel picnic della Pasquetta.
  • Tartufo: le marche sono terra di tartufi. In particolare ad Acqualagna di svolge una delle più importanti fiere dedicate d’italia e anche molti altri paesi limitrofi si stanno attrezzando per poter competere. Le Marche occupano, senza ombra di dubbio, una posizione di primo piano nella produzione di tartufo, con zone di vera eccellenza nella produzione del tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum pico) e del tartufo nero pregiato (Tuber melanosporum).
  • Carne, carne, carne: le marche eccellono nella produzione e consumo di carne, dal maiale al cinghiale, dalla selvaggina al bovino. Specie quest’ultimo ha addirittura una razza omonima, la marchigiana: si tratta di bovini che vengono alimentati in maniera del tutto tradizionale, alimentazione che conferisce alla carne un ottimo sapore e valori dietetici ottimali come un elevato apporto di proteine e bassi livelli di colesterolo.
  • Pane di Chiaserna:  il pane di Chiaserna è riconosciuto dalla Regione Marche ed è inserito nell’elenco dei prodotti tipici nazionali pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica. La bontà di questo pane è dovuta all’utilizzo di acqua di sorgente che conferisce al prodotto caratteristiche peculiari di leggerezza e freschezza nel tempo. Filone di forma allungata leggermente schiacciata, di colore dorato e privo di sale.
  • Apecchio, città della Birra: prendi un paesino di 2000 abitanti nell’entroterra marchigiano, dove sgorga acqua purissima direttamente dal Monte Nerone e il clima favorisce la produzione di orzo di qualità. Aggiungi due birrifici artigianali di alto livello (i due super blasonati birrifici locali, Tenute Collesi e Amarcord), in grado di combinare gli elementi e trasformarli in una vera e propria eccellenza. Il risultato è “Apecchio Città della Birra”.
  • La polenta alla carbonara: sembrerà strano ma non sono al nord si mangia polenta. In particolare c’è un particolare tipo di polenta che viene consumato solo nei paesi dell’unione montana del Catria e del Nerone. Piatto tradizionale dei taglialegna e carbonai, è realizzato con farina di mais, carne di maiale, pancetta e formaggio grattugiato. Ne esiste una versione ripassata in forno che si definisce “polentone alla Carbonara”.
  • Casciotta d’Urbino DOP: formaggio fresco prodotto con latte ovino in grande percentuale e con l’aggiunta di latte vaccino, già apprezzata da Michelangelo ed oggi conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.
  • La Moretta Fanese: è una bevanda tipica di Fano, non un semplice cocktail, e nemmeno un caffé corretto ma un sapiente mix tradizionale della città di Fano. È forte e dolce, e solitamente si beve come digestivo dopo i pasti o come un energetico pomeridiano. La correzione è una miscela di anice, rum e brandy, variabile a seconda delle ricette personali, ma approssimativamente in parti uguali.
  • Prosciutto di Carpegna DOP: I prosciutti Dop italiani non sono solo quello di Parma e quello di San Daniele, per buoni che siano. E secondo alcuni gastronomi molto avveduti, il prosciutto Dop italiano di personalità più spiccata e originale è il Carpegna. Il prosciutto di Carpegna, non noto come meriterebbe, nasce nel paesino omonimo del Montefeltro. La zona è caratterizzata da un particolare microclima che trae vantaggio sia dal mare non lontano che dalla moderata altitudine, da molti anni si è rivelata perfetta per la stagionatura del prosciutto. Il Carpegna è probabilmente il più persistente e gagliardo dei prosciutti italiani di tipo dolce.