Yazd – inserita nel Luglio 2017 fra i siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO – è fra le città che abbiamo visitato in Iran quella che mi ha colpito maggiormente per i contrasti che la caratterizzano: si trova in una delle aree più desertiche del paese – dove l’estate è di norma che si raggiungano i 40° – ma all’orizzonte sono onnipresenti alte montagne.

 

Yazd ha una storia di 3000 anni ed è la città che meglio conserva il passato zoroastriano del paese in quanto ne era uno dei centri durante l’epoca Sasanide (225 – 651 d.C.). Dopo l’invasione araba della Persia Yazd rimase uno dei pochi luoghi dove – sotto pagamento di una tassa – era ancora possibile professare la religione zoroastriana e molti fedeli migrarono qui da altre città per poter professare la loro religione che venne solo gradualmente sostituita da quella islamica. Ancora oggi la città e i suoi dintorni sono ricchi della memoria storica lasciata da questo credo!

Anche Marco Polo la visitò, e la descrisse così:

Iadis è una cittade di Persia molto bella, grande, e di grandi mercatantie. Quivi si lavora drappi d’oro e di seta, che si (chi)ama ias[d]i, e che si portano per molte contrade. Egli adorano Malcometto. Quando l’uomo si parte di questa terra per andare inanzi, cavalca 7 giornate tutto piano; e non v’à abita[zione] se no in tre luoghi, ove si possa albergare. Quivi àe begli boschi e piani per cavalcare; quivi àe pernice e cuntornici asai. Quindi si cavalca a grande solazzo, quivi àe asine salvatiche molto belle.
(Marco Polo, Il Milione)

Lo skyline della città è caratterizzato dalle torri del vento (badghir in persiano), un ingegnoso sistema di condizionamento passivo utilizzato per raffreddare le case sfruttando la pressione dell’aria e i flussi che naturalmente vengono a crearsi grazie alla presenza di questi elementi architettonici molto scenografici. Di giorno le torri del vento espellono aria calda mentre di notte permettono all’aria fresca di entrare nell’edificio. Davvero ingegnoso!

Come nostro solito – e ammetto che dobbiamo darci una regolata in merito – anche durante il viaggio in Iran abbiamo voluto macinare km su km e vedere più cose possibili nel tempo limitato che le nostre vacanze natalizie ci garantivano. Abbiamo quindi passato a Yazd appena un giorno! Eccovi quindi un veloce vademecum su tutto ciò che non potete assolutamente perdervi in questa affascinante città durante una visita di un giorno.

Cosa vedere a Yazd in 1 giorno

Yazd Old Town

Immaginate di arrivare a Yazd prima delle sette del mattino perché il vostro autobus da Shiraz è arrivato troppo presto, e di attraversare le strade deserte di una città che si sveglia lentamente. Old Yazd ci ha accolti fra le sue mura di fango ocra dove abbiamo cominciato a vagare con i nostri zainoni da backpackers. Era così bella che quasi non ci sentivamo stanchi!

Passeggiando tra le vie della città vecchia, dopo esserci persi nel bazar, siamo incappati nell’Ali Baba Traditional Hotel e, colpiti dall’insegna affissa al suo esterno che decantava una “bellissima vista dal tetto” siamo timorosamente entrati nel cortile dell’albergo. Il titolare ci ha visti, e ci ha invitati a fare con comodo e a salire sul tetto per godere della panorama. Così abbiamo fatto, e non ce ne siamo pentiti perché è dai tetti delle sue case Yazd dà il suo meglio: le enormi cupole delle moschee spiccano sul profilo della città vecchia punteggiato da innumerevoli torri del vento. All’orizzonte troneggiano le montagne dai picchi coperti di neve, a contrastare i colori caldi e polverosi della città. Solo dall’alto si può avere questa visione a volo d’uccello su Yazd e per questo una passeggiata sui suoi tetti è un highlight che non potete perdere se volete godere appieno della bellezza di questa città!

Una volta scesi dal tetto, siamo anche stati invitati dall’albergatore a servirci al tavolo della colazione, imbandito per i suoi ospiti. Se tornassimo a Yazd cercherei certamente di prenotare in questo bel traditional hotel dove l’accoglienza è davvero di casa! Per quella notte però avevamo altri programmi…

Amir Chakhmaq Mosque Complex

La moschea – situata nell’omonima piazza – è stata costruita a partire dal 1418 e comprende anche un caravanserraglio, uno stabilimento termale, un tekyeh (un luogo di preghiera) e persino… una pasticceria! La notte gli archi vengono illuminati in maniera davvero fotogenica ma noi non siamo riusciti a ritrarla al suo meglio perché, prima del tramonto, eravamo già su un taxi dar baste diretto – più o meno – verso l’hotel molto particolare dove avevamo deciso di pernottare.

Masjid-e Jame, o Moschea del Venerdì

La costruzione della svettante moschea – poggiata sulle spoglie di un tempio del fuoco zoroastriano – risale al XII secolo d.C.; il suo aspetto attuale risale al periodo della sua ricostruzione nel corso del 1300. Si dice che i suoi minareti siano i più alti di tutto l’Iran e anche il suo portale è uno dei più alti di tutto il paese. Le sue belle decorazioni blu in piastrelle smaltate con motivi geometrici sono un’esempio di stile azero.

Zurkhaneh (o Casa della Forza)

Lo Zurkhane (o casa della forza) è uno speciale tipo di palestra dove si pratica il Varzesh-e-Bastani che è un antico e tradizionale sport iraniano – nato a scopi militari e impregnato di filosifia sufi, di principi etici e morali –  a metà tra la lotta e la danza. Le sessioni di allenamento seguono uno specifico rituale e gli esercizi sono guidati dal morshed che intona poesie e preghiere dando il ritmo agli sportivi.

Lo zurkhaneh si trova nel sottosuolo dove gli atleti si allenano in un pozzetto. Solitamente è aperto al pubblico (viene richiesta una piccola offerta per accedere) e le sessioni avvengono nel tardo pomeriggio. Noi purtroppo non siamo riusciti ad assistervi ma molti viaggiatori riportano delle loro visite al Club Zurkhaneh Saheb A Zaman che si trova vicino alla piazza Amir Chakhmaq di Yazd.

Nell’immagine qui sotto si possono vedere, disegnati sulla porta della palestra, i tradizionali pesi di uno degli esercizi che vengono fatti dagli atleti durante la sessione di allenamento:

L’Ateshkadeh o Atash Behram, il tempio del fuoco zoroastriano

Il Tempio del Fuoco di Yazd , anche detto AteshkadehAtash Behram (ovvero “fuoco della vittoria”), fu inaugurato nel 1934 ed è l’unico dei più alti di grado in Iran (gli altri otto sono in India). I credenti affermano che il fuoco che brucia al suo interno, simbolo dell’energia del creatore, bruci dal 460 d.C. e sia stato portato dopo innumerevoli “traslochi” – di tempio in tempio – nella sua attuale ubicazione. Il Tempio si trova in città ma in una zona non proprio centrale e quindi avrete bisogno di farvi portare qui da un taxi

Lo zoroastrismo – o Mazdeismo, dal nome dell’unico Dio venerato dai fedeli di questa religione – è una delle più antiche religioni monoteiste che si diffuse a partire dal VI secolo a.C e per un certo periodo fu quella più diffusa fra le popolazioni di origine iranica. Si stima che gli zoroastriani nel mondo siano oggi circa 350.000, la maggior parte dei quali si trova in India, Pakistan e Iran.

Altre cose da vedere a Yazd

  • Museo dell’Acqua
  • Alexander’s Prison
  • Bagh-E Dowlatabad

Cosa visitare vicino a Yazd

E se vi dicessi che i dintorni di Yazd sono affascinanti quanto la città? Ebbene, è proprio così! Necropoli e luoghi di pellegrinaggio zoroastriani, caravanserragli nel bel mezzo del deserto trasformati in hotel, una rete impressionante di qanat (il sistema idrico sotterraneo ideato dai persiani e utilizzato nelle zone aride per trasportare l’acqua verso gli insediamenti e per l’irrigazione), svettanti cisterne (an anbar) e ghiacciaie nel deserto chiamate Yakchal. E tutto questo può essere visto in un solo giorno!

Dakhmeh-ye Zartoshtiyun, le Torri del Silenzio

Le due torri del silenzio zoroastriane si trovano a circa 15 km da Yazd; sono un luogo al quale avvicinarsi con consapevolezza e rispetto in quanto sono tutto ciò che resta in Iran dei tradizionali riti funebri dei credenti zoroastriani (mentre in India le torri del silenzio sono ancora in uso).

Fino a quando negli agli anni ’70 la legge iraniana ne ha reso illegale l’utilizzo per motivi igienici, i corpi dei defunti venivano esposti all’aria aperta all’interno delle torri del silenzio affinché gli avvoltoi ne scarnificassero le salme. Il vento e il sole avrebbero poi terminato il lavoro, prima che le ossa potessero essere gettate nel pozzo centrale che fungeva da ossario. Sebbene questo rito sembri alquanto macabro può essere letto sia attraverso la lente delle condizioni climatiche del luogo dove la religione è nata e si è diffusa, che attraverso la lente dei principi alla base del credo. In primis, donare il proprio corpo agli avvoltoi era considerato un ultimo atto di carità del fedele verso gli altri esseri viventi, in questo caso gli uccelli che se ne sarebbero cibati. Inoltre, per i fedeli i quattro elementi  – fuoco, acqua, terra e aria – erano sacri e non dovevano essere inquinati da ciò che resta dell’uomo dopo la sua morte: la cremazione avrebbe inquinato il fuoco, l’aria e l’acqua mentre la sepoltura senza l’uso di rivestimenti avrebbe inquinato la terra. Dato che uno dei principi della religione era il rispetto di tutti gli esseri viventi e dell’ambiente è possibile comprendere perché i fedeli abbiano scelto questo rito funebre: si trattava probabilmente della soluzione più efficiente in un luogo caratterizzato da un clima desertico, e  dove il legno doveva essere merce rara già secoli fa.

Noi abbiamo avuto modo di visitare questo sito dopo esserci accordati con il personale dell’hotel-caravanserraglio nel quale avevamo passato la notte che ci ha organizzato un servizio di taxi dall’hotel alle torri del silenzio e quindi verso la stazione degli autobus dal quale siamo ripartiti alla volta di Esfahan. Nel caso vogliate visitare questa e le seguenti mete, vi consigliamo di ricercare un tassista che vi faccia da guida per l’intera giornata. In alternativa

Cosa altro vedere vicino a Yazd?

  • Tempio Zoroastriano di Chack Chack
  • Kharanaq mud city
  • Yakchal di Meybod

Cosa e dove mangiare a Yazd

Kebab di cammello

Potrebbe sembrare singolare, ma il kebab di cammello è una vera delizia! Noi lo abbiamo mangiato in un piccolo e spartano ristorante che si trova proprio di fronte all’ingresso dell’Ateshkadeh, il tempio del fuoco zoroastriano. Ci siamo accomodati sulle grandi panche-tavolo sulle quali si mangia praticamente semi-distesi e che si trovano spesso anche nei cortili dei traditional hotel.
Difficile descrivere la bontà di questa specialità accompagnata – come sempre – da un morbido pane locale molto simile alla pita: la carne di cammello che abbiamo assaggiato era saporitissima e ha portato il sole in una giornata uggiosa, una notte in autobus e una sveglia all’alba dovuta all’arrivo anticipato del bus a Yazd.

[Off Topic] Nello stesso edificio, proprio al piano superiore rispetto a questo ristorante si trova un’agente di cambio presso il quale è possibile cambiare gli euro in moneta locale nel caso siate rimasti a corto di contante.

Volete saperne di più su cosa è successo mentre mangiavamo il kebab di cammello?  Leggete il racconto ispirato a questo luogo.

La deliziosa pasticceria locale

La città è arcinota in tutto il paese per la raffinatezza e la bontà dei suoi prodotti dolciari. Vi consigliamo di fare una visita allo storico negozio di pasticceria Haj Khalifeh Ali Rahbar – aperto dal 1916 – che si trova a pochi passi dall’Amir Chakhmaq Mosque Complex, precisamente all’incrocio tra la piazza Amir Chakhmaq e Imam Khomeini Street. La modalità di acquisto del centenario negozio è simpaticamente macchinosa: scegliendo dai campioni in esposizione nelle vetrine si deve preparare una lista dei prodotti desiderati, presentarla all’addetto che preparerà la confezione (quelle in latta sono deliziose anche per dei souvenir, attenzione però alla scadenza!) e pagare alla cassa, dove finalmente si potrà ritirare l’acquisto. La pasticceria è famosa in modo particolare per i suoi dolci a base di mandorle e miele, le sue baklava, i ghotab, i loze nârgil (dolcetti al cocco), e i pashmak.

Dove dormire

Vi ho già consigliato l’accogliente Ali Baba Traditional Hotel nella città storica di Yazd, a pochi passi dalle maestose moschee, dal bazar e dai caffè e dai negozi di artigianato che animano il centro storico della città. Non vi abbiamo dormito ma la disponibilità dell’albergatore, la ricca colazione che ci ha offerto e uno sguardo nelle camere che si affacciavano sul cortile del palazzo mi hanno convinto che si tratti di un’ottima scelta in vista di un pernottamento al centro di Yazd.

Noi però avevamo deciso di fare un’esperienza del tutto diversa: volevamo dormire in un caravanserraglio nel deserto, e così abbiamo fatto! Sul calare della sera – con molta fatica nella comunicazione – siamo riusciti a trovato un taxi condiviso che ci ha portati fino ad un paese (non chiedetemi come si chiamasse, per favore!) intermedio, dove ci ha letteralmente consegnati a un altro tassista che sulla via di un altro luogo X, ci ha scaricati al caravanserraglio verso le 8 di sera. Al buio. E il portone dell’hotel era chiuso. Dopo una breve attesa si è aperta una piccola porticina nel grande portone e siamo stati accolti nell’atmosfera ovattata dell’originale albergo, del quale quella sera eravamo gli unici ospiti. Poco dopo il nostro arrivo la cena era pronta; giusto il tempo di esplorare velocemente le vare aree dell’affascinante luogo dove avremo pernottato. Le camere sono delle stanze spartane ma ricche di carattere ricavate nell’area coperta del caravanserraglio che riportano alla mente la natura nomade di chi affollava questi spazi nel passato. Il luogo, fortunatamente, non è stato snaturato troppo rispetto alla sua destinazione d’uso originaria.

Durante la notte siamo saliti sul tetto per vedere le stelle nel buio intenso della notte senza fonti di luce che le oscurassero: il freddo e il vento erano intesi e siamo presto dovuti tornare nella nostra camera. La mattina seguente,  dopo la colazione, siamo tornati sul tetto della struttura. Il paesaggio che si stagliava davanti a noi era mozzafiato: il terreno desertico si estendeva tutto introno al caravanserraglio, con in lontananza le montagne innevate che avevamo visto anche Yazd, ma che dal luogo dove ci trovavamo quella mattina sembravano a portata di mano.

Come arrivare a Yazd

Noi siamo arrivati a Yazd con un comodo autobus notturno della compagnia VIP, che abbiamo pagato l’equivalente in Toman di circa 7 euro. Gli autobus arrivano usalmente in una stazione a loro dedicata, che a Yazd si trova in un’area molto periferica. Servirà quindi un taxi per raggiungere il centro storico; trovarlo non sarà un problema fra quelli sempre presenti al di fuori della stazione stessa.

La nostra permanenza a Yazd è durata poco, troppo poco. Dopo appena un giorno e mezzo passato nella cittadina e nei suoi dintorni eravamo nuovamente alla stazione degli autobus, pronti per ripartire alla volta della decantatissima Esfahan.