Chi l’avrebbe mai detto che la nostra tappa in India si sarebbe rivelata un vero e proprio ritorno a casa? Da Calcutta a Mumbai abbiamo incontrato persone e luoghi che ci hanno ricordato quello che siamo e da dove veniamo, è stato più un viaggio da vivere che da vedere e che ci ha aperto le porte ad una maggiore consapevolezza. L’india che si è srotolata davanti a noi è una terra piena di sorprese, carismatica, matura, dalla natura abbacinante e dalle città ricche di vitalità.

[Day #111 to #113] Goa, nella tana dei leoni

A Goa ci siamo fermati principalmente per incontrare i nostri amici di Mysore, anche loro in vacanza con un gruppo di amici nella stessa regione. Nel tentativo di assecondare la loro scelta di location ci siamo ritrovati a Calanguete (North Goa), il centro della nightlife Goana che a maggio ospitava praticamente solo turisti indiani intenti a godersi gli sgoccioli della stagione grazie ai prezzi migliori offerti in questo periodo. Fosse stato per noi, ci saremo diretti verso South Goa, dove si trovano spiagge meno vive ma più adatte ai turisti sociofobici 

Ma Goa ci è piaciuta? Non molto: l’abbiamo trovata relativamente disorganizzata, sopratutto tenendo in considerazione che è uno dei luoghi più turistici dell’India. Le camere che abbiamo vagliato a Calanguete erano quasi tutte fuori budget e i taxi vergognosamente costosi.

Ma ci è piaciuto qualcosa di Goa? A prescindere dal mare (il mare più bello in India non si trova qui ma nelle isole Andamane e la Goa off the beaten track è Pondicherry), Goa è sociologicamente molto interessante perchè è stata dal 1500 al 1961 una colonia portoghese. L’influenza portoghese è ancora evidente nell’architettura, nel cibo, nei nomi (un esempio è Jerry Pinto, uno dei più quotati scrittori indiani contemporanei) e nella religione; a Goa il 26% degli abitanti sono Cristiani Cattolici Romani. Possiamo dire di aver completato qui il nostro viaggio nell’asia coloniale!

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