Cosa è per te una città?

Le sue piazze e i suoi monumenti, i mezzi pubblici e la sua skyline? Sicuramente. Ma c’è dell’altro: per noi Milano – la nostra città adottiva – è anche tutti i luoghi che frequentiamo abitualmente, il profumo di certi piatti che solo lì possiamo mangiare e il brusio tipico di una certa trattoria di milano dove andiamo quando il sabato ci svegliamo abbastanza presto per accaparrarci un posto ai suoi tavoli. 

Di trattorie a Milano ce ne sono tante: quelle istituzionali, con la puzza sotto il naso perché grazie alla loro storicità sono ormai state assurte nell’olimpo della Ristorazione con la R maiuscola, con le tovaglie, i calici e tutto il corollario. Ci sono le trattorie gourmet dove tutto è rivisitato, nulla ha più la forma che ti aspetteresti (nemmeno i prezzi nel menu).  Poi ci sono quelle giovani e sperimentali: ideate da ragazzi e ragazze rampanti che hanno incamerato le loro esperienze e le restituiscono nel piatto impastandole  alla tradizione in maniera talentuosa.

 Infine, non meno importanti, ci sono quelle economiche e veraci: questa è la mia tipologia preferita di trattoria a milano. Quella dove ci trovi un parterre umano inatteso e variegato: dall’universitario fuori sede in pausa tra una lezione e l’altra che – sentendo la nostalgia dei piatti di mammà – si lancia sulla cucina tradizionale milanese sperando di presagirne gli afrori del “pacco che viene da giù” (ormai vuoto) al professore e filosofo illuminato che scende tra i bassifondi della città per godere di una umanità più vera. Quella dove siedono affiancati l’anziano signore che si regala un pranzo della domenica alternativo insieme alla moglie e la coppia di freschi trentenni che sono arrivati in quel locale quasi per caso perché, in un’ altra trattoria altrettanto low profile (e low cost), un azzimato dentista che ha uno studio in zona Brera gli aveva consigliato di andare lì. 

Le “trattoriacce” secondo noi dovrebbero essere inscritte nel Patrimonio Universale dell’Umanità UNESCO, e, in quel di Milano, queste sono le nostre preferite:

Il brutto anatroccolo (Navigli)

Penne al Ragù di cervo al Brutto Anatroccolo di Milano

Per la sua centralissima ubicazione in zona Navigli è il punto di riferimento di ogni universitario milanese, che anche una volta indossata la fatidica corona d’alloro non disdegnerà la frequentazione di questo caposaldo della socialità mangereccia. Si entra (non prima delle 21.03, mi raccomando), ci si siede e si ordina. Ma non al cameriere! Si scelgono le pietanze dalla lista fotocopiata dei piatti del giorno, scrivendo su un bloc notes ciò che si è scelto; l’ordine verrà poi ritirato e agilmente servito dopo una decina di minuti. Il brutto anatroccolo è un’arma a doppio taglio: scegliendo quel piatto originale che vi titilla le papille gustative al solo leggerne la descrizione potreste incappare in un’esperimento mal riuscito così come nel miglior piatto low cost della vostra vita. Ancora oggi sogno quelle crespelle fatte in casa e lo spezzatino con le castagne!

Di vago stampo vetero-comunista (guai ad ordinare una coca-cola! ti verrà risposto che non la tengono dai tempi della guerra del Golfo) e ricco di pubblicità d’epoca appese alle pareti, potrete divertirvi anche a osservare le varie chincaglierie che lo popolano: la bilancia in bagno e l’allarme bombardamenti sono sicuramente tra i migliori.

Facilissimo da trovare: basta prendere Via Torricelli e giungere in prossimità del capannello di squattrinati che attendono l’apertura della serranda, puntuale come sempre alle 21:03.

A chi lo consigliamo: a studenti e chiunque abbia ancora uno spirito giovanile e “easy”.

Indirizzo: Via Evangelista Torricelli, 3

L’albero fiorito (Argonne/Piazzale Susa)

Più che una trattoria, un luogo dell’anima. Non è per tutti, in primis perchè apre alle 11 e chiude alle 13 e se volete pranzare qui dovrete alzarvi presto la mattina e pranzare alla stessa ora della vostra nonna ultra-ottantenne. Una volta arrivati metterete il naso all’interno della vetusta sala e vi troverete il titolare, un signore che impera perennemente dal bancone, dove vi consegnerà i menu e se la volete anche la bottiglia di vino (delle sue vigne che sono in Friuli, zona d’origine della sua famiglia). A questo punto dovrete compilare i vostri desiderata, strabuzzando gli occhi per i prezzi (i primi costano 2.50 €, i contorni poco meno, e i secondi 4 €) e consegnarli direttamente in cucina alla cuoca, la sorella del titolare. Qui si mangia una cucina povera, ma sincera, ispirata alla cucina milanese e friulana: provate il riso al salto e le sarde in saor.

Occhio a non farvi scappare un selfie o a fotografare la sala del locale. Il titolare, uomo d’altri tempi, potrebbe iniziare una pericolosa invettiva contro i giovani d’oggi e le loro malsane abitudini (oltre a inserirvi nella sua lista nera). Leggenda narra che, in passato, quando era in gestione ai suoi genitori, la trattoria fosse ancor più castigatrice dei costumi: non era possibile nemmeno baciarsi in pubblico!

Rimane e rimarrà comunque sempre un posto con un fascino senza tempo, un luogo di comunione vera dove incontrare allo stesso tavolo professori, uomini d’affari, studenti e disoccupati e ogni sorta di tipologia di genere umano.

A chi lo consigliamo: A chiunque voglia una esperienza umana diversa e abbia voglia di condividere e stare al gioco.

Indirizzo: Via Privata Andrea Pellizzone, 14

Trattoria alla Grande (Baggio)

L’osteria alla grande è la più goliardica del lotto. Sita nell’adorabile quartiere storico di Baggio (fateci un salto se non lo conoscete, ne vale veramente la pena), in questa trattoria dai prezzi stracciati (il menu pranzo a 10 € è disponibile anche il sabato) c’è tanto cuore e anche un po’ di sana compiaciuta teatralità. La sala principale è stracolma di oggetti, dediche e manifesti umoristici/satirici che vi potrete divertire ad osservare e a farvi spiegare. L’atmosfera è esuberante ma rilassata. Il cibo è di buona qualità (tenendo presente sempre il pezzo) e non fatevi sfuggire le tagliatelle col ragù di Elena e il vitello tonnato.

Se avete tempo, fermatevi e fatevi raccontare la storia e la leggenda di questo luogo che più che una trattoria è stato per tanti anni un incubatore di scherzi, sollazzi, invenzioni e divertimento. Lo Smilzo (il proprietario) e Sintesi vi guideranno dentro un mondo di risate e simpatia attraverso uno squadrone di vecchie glorie (tra cui Enzino Iacchetti, da sempre in prima fila tra gli assidui frequentatori del locale) e una compagine di nuove reclute che sembrano usciti da un episodio di “Amici Miei”.

Per un primo assaggio di goliardia, date un occhio al loro sito! http://www.osteriaallagrande.com/

A chi lo consigliamo: a chi è in vena di scherzi e con la voglia di lasciarsi alle spalle le fatiche del lavoro.

Indirizzo: via delle Forze Armate, 405

San Filippo Neri (Precotto)

Il San Filippo Neri è un posto alla buona, ma è uno di quei posti che ci piace perché è sincero, come le persone che lo frequentano. Lo identifichi subito da lontano per la tenda marrone e l’insegna fucsia (una combo meravigliosamente deplorevole). Dentro sembra di essere in un villaggio vacanze di fine anni 80 a Rimini: banconi di legno, camerieri sempre in movimento, tovaglie a scacchi, finestre con serrandine a rullo. C’è posto anche fuori, in un dehors sovrastato da tralci di edera con sedie di plastica (rosse rigorosamente marchiate “Algida”). Si mangia bene e abbondante e i prezzi, manco a dirlo, sono più che abbordabili (con 11/12 euro hai il menù completo).

A chi lo consigliamo: a chi vuole mangiare bene in un contesto spartano, vacanziero e spensierato.

Indirizzo: Viale Monza, 220

La Balera dell’Ortica (Lambrate)

La Balera dell’Ortica – nell’omonimo quartiere poco distante da Ventura Lambrate –  ha molte frecce al suo arco: i prezzi bassi del menu che cambia di stagione in stagione, i piatti succulenti (come gli arrosticini abruzzesi!), la musica e d’estate anche gli spazi all’aperto. Negli ultimi anni ha saputo raccogliere un pubblico giovane e hype intorno alle vestigia di luoghi tipici della socialità over 60, ovvero una bocciofila e la sua pista da ballo. Perché a Milano, se non danzi la Mazurka, oggigiorno non sei nessuno!

Se siete fortunati (o sfortunati, a seconda dei gusti) potreste essere presenti durante una serata danzante, in cui le migliori coppie over di Milano sfoggiano il meglio del loro repertorio. Anche il campo da bocce è tuttora in uso. L’atmosfera retrò tra il natalizio e il contadino ne fa il posto ideale per chi vuole rilassarsi durante una uggiosa serata invernale o scatenarsi durante una calda serata estiva.

A chi lo consigliamo: a chi è nostalgico dei bei tempi andati ed è un amante del liscio e dei balli popolari.

Indirizzo: Via Giovanni Antonio Amadeo, 78

Alla Fontana (Isola)

Alla Fontana è il posto che abbiamo scoperto più di recente. Inserito in uno dei contesti più veri e ancora non gentrificati di Isola (davanti alla splendida chiesa di Santa Maria Alla Fontana, secondo chi scrive una delle chiese più affascinanti di Milano), spicca su Thaon di Revel per le insegna importante che domina la via e per i manifesti sulle vetrine che annunciano le specialità del fine settimana. Di base è una delle pizzerie storiche di Milano dove potrete trovare il famoso “trancio”, ma non disdegnate anche altre specialità (noi abbiamo provato lasagna e cassoeula: ottimi).

L’atmosfera è quella di una domenica in famiglia all’italiana. Qui si radunano intere famiglie allargate composte da nonni, genitori e bimbi tra il “chiasso” tipico delle osterie di provincia e camerieri che dribblano i tavoli a velocità supersonica gridando le comande da parte a parte. Ma non vi spaventate: il clima è tranquillo e il personale è molto alla mano.

Nota stravagante: quando è molto pieno gli avventori vengono fatti mettere in fila dietro un cancelletto, un vero e proprio blocco di partenza dal quale scattare al proprio tavolo su segnale del cameriere di turno. A quel punto si parte a razzo e… buon appetito!

A chi lo consigliamo: a chi piace l’atmosfera di provincia immersa nel contesto metropolitano e chi ama la tradizione semplice e onesta che, almeno a Milano, sta sempre più scomparendo.

Indirizzo: Via Thaon di Revel, 28