Chiuso a nord dalla catena del Tian Shan e a sud dalla catena del Pamir, il Kirghizistan è il regno dell’alta quota. La bellezza e la varietà delle sue montagne, dei suoi laghi e dei suoi fiumi lo rendono un paradiso per i trekker e gli sciatori di mezzo mondo. Oltre a questo rimane forte sia l’impronta della cultura nomade e delle vestigia sovietiche. E poi ancora le Yurte, le tende simboli iconici del paese, i mercati e le cavalcate a 3000m, il Kyrgyzstan è davvero un paese per tutti i viaggiatori.

[Day 148-149] Toccando un 7000: Peak Lenin

…e poi sbam! Il picco Lenin davanti a noi in tutti i suoi 7134 metri. È la prima volta che vediamo un settemila e ora è lì davanti a noi a soli 30km in linea d’aria. La steppa a quota 3000 metri sembra di velluto e poi la parete bianca che sale di colpo, massiccia. Uno spettacolo irresistibile.

Il picco Lenin era la terza vetta più alta dell’Unione sovietica (le prime due sono in Tajikistan) e si trova proprio al confine tra Kirghizistan e Tajikistan, lá dove inizia il Pamir. Una risoluzione del Tajikistan del 2006 gli ha cambiato nome in picco Ibn Sina (che non è altro che Avicenna, il famoso medico e matematico persiano), ma tutti continuano a chiamarlo ancora oggi picco Lenin.

Decidiamo di non andare in macchina al primo campo base della vetta a quota 3500m e al lago tulpa e rimaniamo a Sary Mogul, un paesino dimenticato da Dio di 3000 anime. Tutt’intorno montagne dorate e picchi argentei, ruscelli trasparenti, pascoli usciti da un quadro bucolico.

Gli abitanti di Sary Mogul ci sembrano più aspri e ostili di quelli del resto del Kirghizistan, motivo per cui leviamo le tende il giorno seguente (anche perché il visto Tajiko è arrivato). Riusciamo a fare autostop fino a Sary Tash, 30km più avanti. Il pulmino che ci ha caricato viene dal Tajikistan, un ragazzo ci offre una mela e una Pepsi e sono tutti simpaticissimi.

Domani è tempo di varcare il confine Tajiko e se il buongiorno si vede dal mattino…

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