Chiuso a nord dalla catena del Tian Shan e a sud dalla catena del Pamir, il Kirghizistan è il regno dell’alta quota. La bellezza e la varietà delle sue montagne, dei suoi laghi e dei suoi fiumi lo rendono un paradiso per i trekker e gli sciatori di mezzo mondo. Oltre a questo rimane forte sia l’impronta della cultura nomade e delle vestigia sovietiche. E poi ancora le Yurte, le tende simboli iconici del paese, i mercati e le cavalcate a 3000m, il Kyrgyzstan è davvero un paese per tutti i viaggiatori.

[Day 133 to 136] Bishkek unexpected

La capitale è una sonnacchiosa e compassata cittadina in cui abbondano il verde dei parchi e dei viali alberati e il grigio degli edifici. Tutti gli altri colori sono invece concentrati all’osh bazaar, uno dei più grandi mercati dell’asia centrale, dove si può trovare veramente di tutto.

Una manciata di ristoranti, caffè e birrerie di alto livello gli aggiungono un leggero twist rispetto alle altre cittadine kirghise e, come quasi sempre succede in Asia, sono i centri commerciali le agorà popolari degli anni 2000: nello specifico a Bishkek i due gemelli Gum e Tzum, che si trovano l’uno di fronte all’altro.

La piazza centrale Ala-Too è uno dei soliti esempi di gigantografia sovietica, ma la cosa interessante è che, l’edificio enorme che la domina, non è un parlamento o un palazzo presidenziale bensì il museo di storia e la statua al centro della piazza rappresenta Manas, l’eroe dell’epos kirghiso.

Eppure dietro il museo, nascosta da una serie di boschetti, ecco comparire la grande statua di Lenin.

In questa dicotomia c’è tutta la storia passata, presente e futura del Kirghizistan.

Seguiteci perché al prossimo giro vi parliamo di una delle esperienze visivamente piu belle della nostra vita: i due giorni a cavallo e in yurta sul lago Kol-Ukok.

[Le vite degli altri: Ulan e Daphne, Bishkek]

Daphne e Ulan sono una strana coppia: lei, taiwanese, ha gli occhi furbi e lo spirito di una bimba. Lui, kirghiso di Bishkek, è estremamente curioso e dai modi cortesi. Si sono sposati ieri con rito islamico e Daphne è diventata musulmana. Parlano 5 lingue ciascuno (inglese, cinese, russo, kirghiso, francese, arabo) e ciò mi imbarazza notevolmente considerando che io ne parlo una e mezza.

Ulan dice che la sua famiglia non è sempre stata cosi devota all’islam ma è una cosa che è maturata con gli anni, una riscoperta delle proprie origini. Quand’era più giovane ha letto in russo la Bibbia, qualche testo sacro induista e il Corano e ha deciso che quello che faceva più per lui era quest’ultimo. Ci parla tanto del suo paese: il Kirghizistan , al contrario dei suoi vicini, è un paese democratico che ha subito ben 2 rivoluzioni negli ultimi 13 anni, il popolo ha rovesciato dittatori nel 2005 e nel 2010, quest’ultima operazione ha avuto un alto costo di vite umane. Ulan non va pazzo per il presidente di oggi, vorrebbe tornare ai fasti del passato, quando vennero unite tutte le tribù nomadi per formare lo stato che oggi si chiama Kirghizistan . Si vede che è orgoglioso del suo paese, più volte ci chiede cosa si potrebbe fare per aumentare il turismo e rendere questo insieme di valli incantate una destinazione famosa in tutto il mondo.

Se il giorno prima Bishkek ci era sembrata una stanca e sterile sequela di grigi monumenti sovietici, assieme a loro, complice anche il Kurmanait (la festa islamica del sacrificio in kirghiso), è diventata una meraviglia di luci e segreti e vitalità. È come se ci conoscessimo da sempre e non da qualche ora, Ulan ci apre le porte della sua città come sa fare solo chi ama i propri luoghi, ci presenta Nargiz, grande artista e designer locale che ci appassiona con i suoi discorsi sul talento e sulla vita. Il Kirghizistan che era un timido bocciolo è finalmente fiorito.

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