Una delle esperienze più belle fatte durante il mio viaggio in Giappone è stata la notte trascorsa al tempio Senju-in nei pressi di Nara, a Oji. Questa permanenza non è stata solo di carattere spirituale! Qui ho anche avuto l’occasione di assaporare dei piatti molto raffinati e di fare l’esperienza del bagno pubblico giapponese (che non sostituisce quella di un Onsen, che ancora mi manca).

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Parte integrante del fascino dell’esperienza vissuta dipende dal fatto che sono stata in Giappone d’estate e dunque nella struttura non vi erano altri occidentali oltre a me e al mio compagno. Erano ospiti altri due ragazzi giapponesi in visita al tempio per pregare. Nessuno dei due parlava una parola in inglese, ma la reciproca curiosità e la naturale disponibilità dei nipponici ci ha dato modo di imparare tante piccole cose da loro in modo particolare sull’utilizzo del bagno pubblico e sulle usanze religiose.

Come prenotare la permanenza in un tempio?
Io, dopo aver letto diversi commenti sui forum, mi sono affidata al sito Japanese Guest Houses, che è a tutti gli effetti una sorta di agenzia che prenota su richiesta presso quei ryokan e templi che molto spesso non sono reperibili su siti come Booking o Agoda in quanto i titolari:
a) sono poco avezzi alla teconologia
b) non parlano quasi per nulla l’inglese
Si, mi piace complicarmi la vita! Ma le esperienze più belle sono sempre quelle che si fanno fuori dalla propria comfort zone.

La mia non vuole essere una recensione di questa struttura, ma un invito per i pià curiosi  – che hanno voglia di vedere da vicino la vita di una comunità religiosa e conoscere meglio queste tradizioni – a fare quest’esperienza. Anche se piuttosto costosa (abbiamo speso 70 euro a testa) equivale dal punto di vista della qualità del cibo e delle strutture a quella che è possibile fare presso un Ryokan, ma offrendo un punto di vista molto originale e difficile da provare altrove in un viaggio in Giappone.

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Noi, trafelati dopo una visita a Nara siamo arrivati alla stazione di Oji e con un taxi (eravamo in ritardo, e per questo non abbiamo potuto prendere il bus locale) abbiamo raggiunto il tempio alle 17.30. Verso le 18 è stato servita la buonissima cena: una sfilata di piattini sfiziosissimi. Dopo la cena ci siamo accorti che tutto il dorso della montagna sotto la quale il tempio era situato era tappezzato dalle tipiche lanterne di pietra che si vedono spesso nei luoghi religiosi (sono una sorta di ex voto offerta dai fedeli). Queste lanterne dopo il calare del buio vengono accese; abbiamo quindi deciso di fare una passeggiata prima della chiusura delle porte del tempio scoprendo così che il complesso era composto da innumerevoli altri luoghi di culto buddhisti, da una statua mastodontica del buddha, e tanti piccoli altari e torii a non finire. Una vera sorpresa! Una piccola Nara dove sembrava ci fosse solo una montagna.

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Dopo la passeggiata abbiamo sfruttato  i bagni pubblici della struttura dove il mio ragazzo ha condiviso la sala con uno degli ospiti (e imparando molto sul modo di lavarsi e rispondendo alle domande curiose dell’ospite giapponese). Io ho avuto la fortuna di godere in totale solitudine di questa esperienza durante l’orario in cui il bagno pubblico è dedicato alle donne (non c’erano altri ospiti oltre a noi). Sono molto pudica e, lo ammetto, non sono sicura che avrei avuto il coraggio di farlo in presenza di altre persone.

Stanchi per il viaggio abbiamo dormito nella nostra ampia stanza in stile tradizionale, ovvero dotata di tatami e fouton. All’alba – alle 5 – ci siamo svegliati per seguire la cerimonia del fuoco: siamo stati invitati a lasciare una preghiera per la quale i monaci hanno cantato gli inni mentre bruciavano la tavoletta su cui la richiesta era scritta assieme alle preghiere degli altri presenti e di tutti coloro che avevano visitato il tempio il giorno precedente. Dopo la preghiera, la colazione (praticamente un pranzo), seguita da una visita al complesso insieme a uno dei monaci.

Una delle prime cose che si notano visitando templi in Giappone è la vasca in cui è necessario purificare mani e bocca prima di accedere al templio. Grazie alla paziente sacerdotessa che ci ha portati a conoscere l’ampio complesso abbiamo imparato che l’acqua raccolta con il tipico cucchiaio di legno deve bastare per ambedue le mani e anche per la bocca. Insomma, per tutto il viaggio avevamo totalmente sbagliato questa piccola cerimonia!

Siamo stati invitati a visitare il tempio principale. Qui ci hanno indicato il nostro bodhisatva di riferimento (che dipende dalla propria data di nascita) e con nostra sorpresa ci hanno portati sotto a quello che per i buddhisti è l’altare. Un pozzo nero, da percorrere poggiandosi al muro destro camminando, alla fine del quale si trova – unico punto blandamente illuminato – un altarino con tutti i Bodhisatva fra i quali ciascuno doveva cercare e pregare il suo, prima di tornare alla luce del sole. Una bellissima metafora.