Il Vietnam è il sogno di ogni viaggiatore: montagne isolate, isole tropicali, giungle inaccessibili, strade panoramiche meravigliose, rocce a picco sul mare il tutto unito ad una storia, antica e recente, di grande impatto emotivo. In Vietnam si può trovare di tutto, dalla vitalità Boehmien di Hanoi alle popolazioni tribali di Ha Giang e Kon Tum. Si mangia da Dio ed è estremamente economico. Non lasciatevi spaventare dalla freddezza iniziale dei Vietnamiti, all’occasione giusta saranno ricompensarvi con sorrisi e gentilezza.

Days #53 to #55] Ha Giang: King (and princess) of the north, Parte 2

Siamo ripartiti da Dong Van già sopraffatti dall’incanto di questi posti ma il bello doveva ancora venire. Procedendo ancora più all’interno della regione tutto diventa più maestoso e impressionante. Arriviamo al Ma Pi Leng Pass attraversando torri e anfiteatri di roccia in fondo a cui giacciono piccoli villaggi di palafitte di legno. Meo Vac è il tipico paesino di montagna vietnamita un po’ tirolese, un po’ comunista, un po’ fiabesco.

Sulla strada che procede verso Khau Vai invece sembra di stare sulla luna, lame di roccia percorrono tutto l’altopiano.
Il paesaggio cambia ancora per l’ennesima volta nei dintorni di Du Già, dove le montagne inondate di giungla salgono rapidissime dalle vallate pianeggianti coltivate a riso e verdura.

Quasi scioccante quanto il paesaggio è l’ostinazione (ripagata) di queste minoranze etniche a coltivare zone impervie in condizioni assurde, è quasi commovente. Spesso le terrazze coltivate salgono per centinaia di metri sui versanti delle montagne e i locali lavorano la terra su pendenze incredibili. Allo stesso modo coltivano zone rocciose e impraticabili in totale assenza di macchine agricole e a centinaia di chilometri da una vera città. Eppure, grazie alla loro abnegazione, hanno campato così per secoli e tuttora continuano a farlo. Non sappiamo neanche se il turismo gli possa portare del bene, troppe volte in questo viaggio abbiamo visto ecosistemi distrutti dal turismo che ha lasciato solo povertà e lascivia.

Ci sentiamo fortunati ad esserci inoltrati su queste montagne, ma ora si deve tornare alla città…

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