Nonostante le frontiere siano state aperte diversi anni fa, viaggiare in Myanmar è ancora una esperienza forte, fortissima.
 
La spiritualità che trasuda da questi luoghi permea qualsiasi aspetto del paese; le campagne e le pianure sterminate restituiscono una sensazione di infinito e di trascendentale. E poi ancora: minoranze etniche, buddha giganti, ispirazioni letterarie, un popolo gioviale ed estroverso.
 
Un paese che sta crescendo esponenzialmente ma che conserva delle profonde radici nel passato.

[Day #70 to #73] Dove eravamo rimasti: Hsipaw

Per arrivare a Hsipaw abbiamo scelto la maniera piu slow, che in Myanmar è senza dubbio… il treno.

Lo scalcagnato treno che sale verso il nord dello stato Shan ha finestre di legno e non ha porte, la classe ordinaria ha tavole di legno al posto di sedili (noi abbiamo optato per la upper class, un pelo più confortevole) e la velocità media si aggira intorno ai 20km/h. Partenza alle 4 di notte da Mandalay e arrivo a Hsipaw alle 14 passate per un totale di circa 200km percorsi in 10 ore: se non è questo slow travel! 😬

Sembrerebbe masochismo ma non lo è (o lo è solo in parte): il passaggio del treno sul viadotto Gokteik che svetta a picco tra montagne boscose, i venditori ambulanti lungo le fermate e tutta una umanità variegata ed interessante ripagano della fatica.

Hsipaw è una tranquilla cittadina seduta su una polveriera: nelle montagne si combatte per il possesso dei territori da parte dei villaggi e molte zone sono chiuse al transito. Ciò che rimane è comunque delizioso: piantagioni di ananas, laghi placidi, villaggi Shan fatti di splendide palafitte di legno, tramonti imperdibili visti dalla cima di pagode dorate, antichi monasteri, alberi maestosi.

Il Palazzo Shan – che è una casa di fine Ottocento di gusto occidentale – è forse quello che intriga di più: qui ha vissuto per otto anni Inge Sargent, ragazza austriaca che diventò principessa Shan (a sua insaputa con una dinamica stile: Il Principe cerca Moglie 😂) sposando l’erede al trono di questa regione, e che intrecciò la sua storia con quella della Birmania nel periodo di poco precedente l’ascesa dei militari al governo. Inge visse a Hsipaw per 8 anni, finché il marito non venne imprigionato dalla Junta per sparire per sempre. La storia viene raccontata nel libro autobiografico Twilight Over Burma: My Life as a Shan Princess da cui è stato tratto anche un film. Le luci di un passato glorioso e le ombre della dittatura militare sono ancora tutte in questa casa, dove ora vive il nipote (settantenne) del re con sua moglie: qui accolgono turisti stranieri e non per raccontare loro la storia di questa famiglia, toccata profondamente dalle scelte del governo militare e che non ha mai smesso di raccontare, nemmeno durante il periodo di imprigionamento del padrone di casa (fondamentalmente causato dal fatto di essere un leader Shan e dall’aver raccontato la storia della famiglia a curiosi stranieri giunti qui dopo aver letto la storia di Inge a partire dagli anni 90).

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