Chiuso a nord dalla catena del Tian Shan e a sud dalla catena del Pamir, il Kirghizistan è il regno dell’alta quota. La bellezza e la varietà delle sue montagne, dei suoi laghi e dei suoi fiumi lo rendono un paradiso per i trekker e gli sciatori di mezzo mondo. Oltre a questo rimane forte sia l’impronta della cultura nomade e delle vestigia sovietiche. E poi ancora le Yurte, le tende simboli iconici del paese, i mercati e le cavalcate a 3000m, il Kyrgyzstan è davvero un paese per tutti i viaggiatori.

[Day 139 e 140] Il nostro primo #autostop

Qualche blog lo chiama “stretch black hole”: sono i 50km che vanno da Caek a Kyzyl-Oi. I mezzi pubblici e le marshrutke non lo attraversano, i taxi sono molto restii e vogliono molti soldi per andarci. Qualcuno consiglia di ripassare per Bishkek, facendo 500km perche è comunque piu economico. Alle si arrabbia perche voglio fare questa pazzia facendo l’autostop mentre lei vorrebbe tornare a Bishkek. Questa volta vinco io.

Arriviamo al villaggio di Caek con un taxi condiviso, da qui tentiamo per la prima volta l’autostop nel punto più difficile del Kyrgysztan e il motivo è semplice: non passano praticamente auto.

Siamo però fortunati: la prima macchina che passa si ferma subito e deve arrivare ad Aral, avvicinandoci di metà alla nostra destinazione. Dentro la Ziguli scassata ci sono un ragazzotto bello in carne e un vecchietto ubriaco che non fa altro che parlarci in russo e darci la mano: “po-russki, po-russki”. È talmente tenero che a metà strada si ferma in una specie di supermercato per comprarci 2 litri di coca-cola!

La strada fino ad Aral è bella e ampia, non capiamo perché nessuno vuole venire qua. Eppure appena scesi dall’auto ci accorgiamo che le macchine non vanno oltre. Durante la prima ora passano 5 veicoli, tutti sono gentilissimi e ci dicono che si devono fermare ad Aral, non devono proseguire. Alle comincia ad innervosirsi, siamo in uno svincolo dove c’è solo un cantiere stradale cinese e non abbiamo da dormire. Dopo due ore, alle 6 di sera, la svolta: un auto si ferma e deve andare a Kyzyl-Oi. Dentro ci sono moglie, marito e il padre di lei, un vecchietto con un lungo pizzetto bianco che sembra il genio delle tartarughe di dragon ball. Poi capiamo il perché nessuno voleva attraversare quel pezzo di strada: uno sterrato terribile che passa attraverso gole profondissime e canyon incredibili in mezzo al quale scorre un fiume impetuoso. Solo in Himachal Pradesh abbiamo visto tanta natura cosi violenta, per fare 25km ci abbiamo messo un’ora.

Ma ce l’abbiamo fatta, il black hole è superato. Kyzyl-Oi è un incantevole villaggio pre-sovietico racchiuso tra montagne altissime, sembra uscito da un’altra epoca. L’epoca contemporanea è oltre quelle montagne.

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