Chi l’avrebbe mai detto che la nostra tappa in India si sarebbe rivelata un vero e proprio ritorno a casa? Da Calcutta a Mumbai abbiamo incontrato persone e luoghi che ci hanno ricordato quello che siamo e da dove veniamo, è stato più un viaggio da vivere che da vedere e che ci ha aperto le porte ad una maggiore consapevolezza. L’india che si è srotolata davanti a noi è una terra piena di sorprese, carismatica, matura, dalla natura abbacinante e dalle città ricche di vitalità.

[Day 101 & 102] Tutte le sfumature del verde: Wayanad

In Kerala la zona collinare prende il nome di #Wayanad. Qui tutto diventa improvvisamente piu tropicale: distese di palme avvolgono cocuzzoli rocciosi, sembra di stare alle Hawaii. Le moschee diventano piu piccine e compaiono dei colossi bianchi e lustri che si chiamano St. Joseph o St. Mary: sembrerebbe il trionfo del cristianesimo eppure bandiere sventolano ovunque inneggiando al CPIM (il partito comunista marxista indiano) e al DYFI (il movimento democratico giovanile), Marx e Che Guevara. Non avrei mai pensato di arrivare in Kerala e sentirmi dentro ad un “Peppone e Don Camillo” Mollywodiano. In Kerala i cristiani raggiungono il 20% della popolazione e vantano una tradizione millenaria che viene fatta risalire alle missioni dell’apostolo San Tommaso. Il governo invece è tuttora nelle mani dei comunisti che possono anche fregiarsi storicamente del merito di avere eletto democraticamente il primo candidato comunista al mondo e primo ministro nel 1956.

A est, vicino Sultan Bathery, dominano le incredibili Edakkal caves, grotte con incisioni rupestri vecchie di 8000 anni. Piu a ovest, le piantagioni di the inondano di un verde brillante tutta la zona intorno a Meppadi. Per noi entrambe queste visioni sono state una prima volta assoluta, quindi potete immaginare la nostra emozione.

Nelle aree non abitate, la natura si riprende il suo spazio e una vegetazione colossale, la casa di centinaia di specie protette, si erge magnifica. Siamo nel parco del Bandipur, dove uno scricchiolio alle tue spalle potrebbe (anzi, è) un’elefantessa con il suo cucciolo che pascolano tranquilli tra le fronde! 😍

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Questo non è un zoo, non è un safari nè tantomeno un base camp per elefanti, ma è una semplice strada, quella che collega Sultan Bathery a Mysore tra Kerala e Karnataka passando per il Bandipur Tiger Wildlife sanctuary. Praticamente un po’ come potrebbe essere la strada che va da Ascoli a L’Aquila passando per il parco nazionale del Gran Sasso. A differenza però dei nostri parchi, qui non ci si può neanche fermare perché potresti essere attaccato da elefanti, tigri o altre specie.
 
Noi non lo sapevamo e ci siamo fermati con la moto a bordo strada per rilassarci un attimo. Mi tolgo il casco e sento un calpestio di foglie abbastanza pesante alle mie spalle. Mi giro.. e parte nella mia testa la musichetta di Jurassic Park mentre esclamò “oh cazzo!”. Elefanti selvaggi camminano a 5 metri da noi. Non passano 10 secondi che una macchina si ferma e ci avverte di ripartire immediatamente perché mamma elefante potrebbe attaccarci per difendere suo figlio. Vedo mamma elefante che fa un passo verso di noi e ce la filiamo in men che non si dica.
 
Passare attraverso il Bandipur è una esperienza che fa quasi piangere: abbiamo visto una dozzina di elefanti, cervi, scimmie mentre centinaia di farfalle volteggiavano attorno a noi. Alberi e formicai giganti e un cielo incredibilmente abbagliante senza neanche scendere dalla moto. Bandipur Wildlife Sanctuary: segnatevelo.

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