Chi l’avrebbe mai detto che la nostra tappa in India si sarebbe rivelata un vero e proprio ritorno a casa? Da Calcutta a Mumbai abbiamo incontrato persone e luoghi che ci hanno ricordato quello che siamo e da dove veniamo, è stato più un viaggio da vivere che da vedere e che ci ha aperto le porte ad una maggiore consapevolezza. L’india che si è srotolata davanti a noi è una terra piena di sorprese, carismatica, matura, dalla natura abbacinante e dalle città ricche di vitalità.

[Day 112 to 120] Mumbai: Odio/Amo

Odio: i canali luridi e le discariche a cielo aperto, le stazioni dei treni da affrontare in trincea, i ladri di ricordi, un certo qual modo stupido della borghesia di ambire all’occidente, il denaro che non fluisce a valle, le guide che ti scassano il cazzo al gateway of india, gli incroci stradali dove vince chi lo suona più duro, il caldo di Maggio.

Amo: l’eden scrostato del Banganga Tank, le mucche sacre nei quartieri alti, la storia incredibile della cucina Parsi, la spiaggia zozza di Juju di notte, il cappello da Bohra, i giocatori di cricket che si allenano nell’ Oval Maidan davanti all’High Court, la street art, i chioschetti che vendono i Frankie e i sandwich, gli slum coloratissimi in riva al mare, i bus a due piani rossi che sembra quasi di essere a Londra, Ranwar, Khotachi Wadi e gli altri quartieri incantevoli nascosti tra la giungla di cemento.

Bye bye Bombay

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