Le Filippine hanno rappresentato perfettamente il nostro iniziale spaesamento di fronte al grande viaggio. Un popolo tenero e accogliente ma fragilissimo, un paese diviso a metà tra un turismo abusivo e senza freni lungo le fasce costiere e un interno selvaggio e inesplorato. E ancora Manila una metropoli difficilissima ma che riserva grandi regali a chi sa dedicargli il giusto tempo. La natura delle Filippine è comunque ineguagliabile ed emozionante, la tropicalità all’ennesima potenza. 

[Day5] Puerto Princesa

• Le birrette a 70 centesimi di euro fanno gola. I cocktail a 2 euro lasciamo stare.

• Non è facile resistere a Puerto Princesa: il caldo umido, i centinaia di trike rumorosi, un baywalk che per un quarto puzza di fogna e fanatici cristiani che la domenica si sgolano al microfono lungo le vie trafficate per millantare l’avvento del signore, eppure…

• …momento in cui ci si trova in pace col mondo 1: i bimbi che ti invitano ad entrare nella loro chiesa (praticamente una baracca con un altare al centro) durante la cerimonia con rito pentecostale mentre stai passeggiando per i quartieri poco raccomandabili di Puerto Princesa. E la messa è una figata pazzesca: è quasi tutta cantata e suonata (a parte il solo del parrocco a cappella) da un band formata da un ragazzino batterista (bravissimo), un altro chitarrista e una signora alla voce che snocciolano ballad rock cristiane e litanie che farebbero invidia ai velvet underground. C’è pure un finale con rollata da parte del batterista mentre tutti gli astanti battono le mani o le muovono in aria per invocare il signore. Commovente.

• …momento in cui ci si trova in pace col mondo 2: il torneo di basket notturno in strada di centinaia di ragazzini di Puerto Princesa. Chiudono la strada con dei bidoni della spazzatura e chi vuol passare… provi a farsi avanti.

• Come avrete intuito Puerto Princesa è un paradiso per i fanatici cattolici: di tre edifici almeno uno è una chiesa e ce ne sono di ogni tipo: pentecostale, evangelica, testimoni di geova, battista, calvinista, avventisti del settimo giorno e altri nomi che nemmeno siamo in grado di ricordarci. Ci sono chiese in marmo, chiese fatiscenti, chiese capanne e chiese baracche in mezzo a baraccopoli, chiese che sembrano degli uffici e altre che sono cattedrali nella giungla. C’è pure un ospedale dedicato a Padre Pio, le persone indossano maglie dedicate a Gesù e abbiamo visto perfino libri su come curare l’artrite con la Bibbia.

In realtà c’è un altro fanatismo importante quanto la religione a Puerto Princesa (e in generale nelle Filippine) ma… ve ne parleremo domani! (non è clickbaiting è che poi va a finire che queste pillole diventano dei suppostoni!)

#slowtravel


• La volta scorsa vi abbiamo lasciato con una domanda a cui rispondiamo ora: l’ altro fanatismo delle Filippine è il gioco del #Basket. Ogni villaggio, per quanto sia povero e poco abitato, ha un suo campo da basket all’aperto o sotto una tettoia. Chiunque in questo paese gioca a basket o guarda partite di NBA al cellulare o in televisione. Perfino i maxischermi negli aeroporti o nelle sale d’attesa danno repliche del campionato filippino o di NBA. Peccato che i pinoy (nomignolo per definire gli abitanti delle Filippine) siano tutti bassi, altrimenti con l’impegno che ci mettono sarebbero tutti in NBA.

• I trike sono la salvezza (ma molto più spesso l’inferno) di Puerto Princesa: sono dei sidecar con copertura, praticamente dei tuk tuk in cui il passeggero sta di fianco al guidatore e non dietro. Sono l’inferno perché sono tantissimi e rumorosissimi (e alquanto scomodi), sono la salvezza perché grazie a loro non hai problemi a trasferirti in qualunque parte della città a qualsiasi ora ad un costo irrisorio. In giro esistono anche dei veri e propri sidecar scoperti che di solito sono solo per uso personale. All’interno del sidecar si vede trasportare di tutto: maiali, galli, cani, bambini, famiglie intere, legna, bidoni di benzina, riso, aste di ferro e così via. L’utilizzo dei trike è una vera e propria mania di qui, perfino molti bimbi al posto della bicicletta utilizzano dei mini trike e magari trasportano dei loro amichetti.

• E’ giunta l’ora delle decisioni irrevocabili: ce ne andiamo da Palawan senza aver visto i suoi pezzi forti, El Nido e Coron. Non stiamo a spiegarvi i motivi (troppo lungo e tedioso sarebbe per queste pillole ma sappiate che ha a che fare con il nostro desiderio di viaggiare in maniera sostenibile), è stata una decisione combattuta. I bimbi che ti salutano sempre, mentre tornano da scuola a piedi verso i loro villaggi immersi nella giungla, con la mano e il sorriso largo mentre tu sei in moto. Sarà questo il ricordo migliore che ci porteremo via da questa fugace nostra apparizione a Palawan. Di solito sono in gruppi da 3 o 4 e ti salutano tutti quanti nessuno escluso. Qualcuno ti dice anche “Hello!” o “Where are you going??” urlando mentre passi e tu gli rispondi senza fermarti “Sabang!” o “Nactabon!” (altrimenti se ti dovessi fermare ogni volta non arriveresti più a destinazione).

Per tornare alla mappa delle Filippine clicca qui