[Day5] Puerto Princesa

• Le birrette a 70 centesimi di euro fanno gola. I cocktail a 2 euro lasciamo stare.

• Non è facile resistere a Puerto Princesa: il caldo umido, i centinaia di trike rumorosi, un baywalk che per un quarto puzza di fogna e fanatici cristiani che la domenica si sgolano al microfono lungo le vie trafficate per millantare l’avvento del signore, eppure…

puerto princesa
puerto princesa

• …momento in cui ci si trova in pace col mondo 1: i bimbi che ti invitano ad entrare nella loro chiesa (praticamente una baracca con un altare al centro) durante la cerimonia con rito pentecostale mentre stai passeggiando per i quartieri poco raccomandabili di Puerto Princesa. E la messa è una figata pazzesca: è quasi tutta cantata e suonata (a parte il solo del parrocco a cappella) da un band formata da un ragazzino batterista (bravissimo), un altro chitarrista e una signora alla voce che snocciolano ballad rock cristiane e litanie che farebbero invidia ai velvet underground. C’è pure un finale con rollata da parte del batterista mentre tutti gli astanti battono le mani o le muovono in aria per invocare il signore. Commovente.

• …momento in cui ci si trova in pace col mondo 2: il torneo di basket notturno in strada di centinaia di ragazzini di Puerto Princesa. Chiudono la strada con dei bidoni della spazzatura e chi vuol passare… provi a farsi avanti.

torneo di basket nel centro di Puerto Princesa
torneo di basket nel centro di Puerto Princesa

• Come avrete intuito Puerto Princesa è un paradiso per i fanatici cattolici: di tre edifici almeno uno è una chiesa e ce ne sono di ogni tipo: pentecostale, evangelica, testimoni di geova, battista, calvinista, avventisti del settimo giorno e altri nomi che nemmeno siamo in grado di ricordarci. Ci sono chiese in marmo, chiese fatiscenti, chiese capanne e chiese baracche in mezzo a baraccopoli, chiese che sembrano degli uffici e altre che sono cattedrali nella giungla. C’è pure un ospedale dedicato a Padre Pio, le persone indossano maglie dedicate a Gesù e abbiamo visto perfino libri su come curare l’artrite con la Bibbia.

• In realtà c’è un altro fanatismo importante quanto la religione a Puerto Princesa: il gioco del Basket. Ogni villaggio, per quanto sia povero e poco abitato, ha un suo campo da basket all’aperto o sotto una tettoia. Chiunque in questo paese gioca a basket o guarda partite di NBA al cellulare o in televisione. Perfino i maxischermi negli aeroporti o nelle sale d’attesa danno repliche del campionato filippino o di NBA. Peccato che i pinoy (nomignolo per definire gli abitanti delle Filippine) siano tutti bassi, altrimenti con l’impegno che ci mettono sarebbero tutti in NBA.

Vista nei pressi di Puerto Princesa
Vista nei pressi di Puerto Princesa
Chioschetto sull'isola di Palawan nelle Filippine
Chioschetto sull’isola di Palawan nelle Filippine

I trike sono la salvezza (ma molto più spesso l’inferno) di Puerto Princesa: sono dei sidecar con copertura, praticamente dei tuk tuk in cui il passeggero sta di fianco al guidatore e non dietro. Sono l’inferno perché sono tantissimi e rumorosissimi (e alquanto scomodi), sono la salvezza perché grazie a loro non hai problemi a trasferirti in qualunque parte della città a qualsiasi ora ad un costo irrisorio. In giro esistono anche dei veri e propri sidecar scoperti che di solito sono solo per uso personale. All’interno del sidecar si vede trasportare di tutto: maiali, galli, cani, bambini, famiglie intere, legna, bidoni di benzina, riso, aste di ferro e così via. L’utilizzo dei trike è una vera e propria mania di qui, perfino molti bimbi al posto della bicicletta utilizzano dei mini trike e magari trasportano dei loro amichetti.

• E’ giunta l’ora delle decisioni irrevocabili: ce ne andiamo da Palawan senza aver visto i suoi pezzi forti, El Nido e Coron. Non stiamo a spiegarvi i motivi (troppo lungo e tedioso sarebbe per queste pillole ma sappiate che ha a che fare con il nostro desiderio di viaggiare in maniera sostenibile), è stata una decisione combattuta. I bimbi che ti salutano sempre, mentre tornano da scuola a piedi verso i loro villaggi immersi nella giungla, con la mano e il sorriso largo mentre tu sei in moto. Sarà questo il ricordo migliore che ci porteremo via da questa fugace nostra apparizione a Palawan. Di solito sono in gruppi da 3 o 4 e ti salutano tutti quanti nessuno escluso. Qualcuno ti dice anche “Hello!” o “Where are you going??” urlando mentre passi e tu gli rispondi senza fermarti “Sabang!” o “Nactabon!” (altrimenti se ti dovessi fermare ogni volta non arriveresti più a destinazione).

Nactabon Beach sull'isola di Palawan non troppo distante da Puerto Princesa
Nactabon Beach sull’isola di Palawan non troppo distante da Puerto Princesa
scolarette a puerto princesa nelle Filippine
scolarette a puerto princesa nelle Filippine

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