Le Filippine hanno rappresentato perfettamente il nostro iniziale spaesamento di fronte al grande viaggio. Un popolo tenero e accogliente ma fragilissimo, un paese diviso a metà tra un turismo abusivo e senza freni lungo le fasce costiere e un interno selvaggio e inesplorato. E ancora Manila una metropoli difficilissima ma che riserva grandi regali a chi sa dedicargli il giusto tempo. La natura delle Filippine è comunque ineguagliabile ed emozionante, la tropicalità all’ennesima potenza. 

Tutta la nostra Manila

Siamo a Manila da circa 5 ore, dopo un volo di 15 e:

• abbiamo volato con una compagnia Saudita che non dispensava alcol – bensì pezzi del Corano recitati – all’inizio del volo (ma il cibo era molto buono)

• abbiamo fatto scalo a Riyadh, dove di notte faceva più freddo che alla nostra partenza da Roma la mattina

• siamo arrivati il giorno della Super Blue Blood Moon (super luna+eclissi totale, questa combinazione non avveniva dal 1866), e tutti cercavano di farsi i selfie con la luna

• qui sono tutti pazzi per i Mall

•abbiamo scoperto che anche qui c’è la birra San Miguel e, vi diciamo di più, è nata proprio a Manila nel 1890 e è arrivata solo negli anni ’50 del 900 in Spagna

[P.s. nemmeno eravamo scesi dall’aereo che avevamo già un invito a casa – passaggio incluso – da uno dei nostri compagni di volo]

• i 7eleven sono sempre fondamentali in una città con 30 gradi e 80% di umidità. Non bevevo Pokari Sweat dai tempi del Giappone

• Urbo dopo due ore si era già bruciato collo e fronte

• Intramuros è quasi tutto ciò che rimane della bellissima e cosmopolita Manila coloniale spagnola pre-IIWW. E anche questo quartiere è stato quasi tutto ricostruito dopo la distruzione della città durante la battaglia di Manila (1946) che vide americani e Filippini contrapporsi ai giapponesi per liberare la città

• momenti di vita nella giungla urbana di Manila
1: i bimbetti che si fanno il bagno nudi nella fontana di Chinatown a Binondo in mezzo al traffico e al mercato.

• momenti di vita nella giungla urbana di Manila 2: il ragazzo che sale in cima ad un cocco a 30 metri di altezza per lanciare agli amici le noci di cocco lungo la strada costiera del centro di Manila a Malate.

• Visto che con il traffico di Manila ci si annoia parecchio perché non cantare? il tassista a metà viaggio ci passa un microfono gigante e avvia il Karaoke sull’ infotainment dell’auto. Ed è subito “Singing in the car” con Ludovica Comello.

• Nel quartiere di Quiapo sono tutti pazzi per il nazzareno nero. No, non si tratta di cristianesimo pan-africano ma di un statua di Gesù che porta una croce, diventata nera dopo essersi bruciata (ma non distrutta) lungo il trasporto in nave tra il Messico e le Filippine. Sembra che abbia poteri taumaturgici e i Filippini gli hanno dedicato una chiesa gigante, la Quiapo Church.


• Chi ci conosce sa che amiamo girare per cimiteri, ma questa volta c’era un ottimo motivo perché il North Cemetery di Manila è uno dei luoghi più allucinanti che abbiamo visto in vita nostra: poiché storicamente i mausolei delle ricche famiglie filippine erano veri e propri ambienti enormi anche su più piani (qui sono sepolti anche tutti i più grandi presidenti della storia delle filippine), i poveri filippini dei giorni nostri hanno pensato bene di cominciare ad abitarci, insediandosi nei mausolei e nelle cappelle e trasformandole in case. Da qui a fare business è un attimo quindi sono poi nati, dentro ai mausolei, anche bar, ristoranti,etc. Immaginate qualcosa di simile al cimitero monumentale di Milano in cui sopra la tomba del Manzoni giocano dei bimbi seminudi e accanto un mausoleo coperto è stato adibito a bilocale con tanto di piscinetta, televisione, tavoli e sedie e ovviamente zona pernotto. Lungo le vie invece panni stesi, galli nei cortiletti e ombrelloni da mare per ripararsi dal sole 😵

• Il cimitero accanto è quello cinese che, seppur un gradino più in basso in fatto di stravaganza, è ampiamente sopra la media. Qui i mausolei non sono abitati anche se potrebbero esserlo: infatti sono vere e proprie ville, tanto che sembra di stare in uno strano incrocio perverso tra Pripyat e Miami: dentro non è raro trovare ambienti soppalcati, tavoli e sedie di legno intarsiate, aria condizionata e altro ancora per allietare il soggiorno dei residenti dell’aldilà.

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•Le “jeepney” sono tra i mezzi più usati a Manila per spostarsi: sono vecchie camionette militari americane nella seconda guerra mondiale trasformate dai driver filippini in pittoreschi minivan dai colori sgargianti. Costano 8 pesos (circa 12 centesimi di euro) e permettono di attraversare la città salendo e scendendo al volo. Quando sono pieni, qualcuno si attacca direttamente sul posteriore della jeepney stile Fantozzi.

•Alle dice che l’ amuchina certe volte la fa sentire una persona migliore.

• Non solo storia e caos, Manila ha anche quartieri modernissimi dove Makati dove nel giro di pochi minuti sembra di essere stati catapultati a Los Angels

•Nelle Filippine a quanto pare si usano solo forchetta e cucchiaio, il coltello non è pervenuto. Non immaginate quanto possa essere complicato pulire il pesce con un cucchiaio.

•A Manila nonostante ci sia un traffico folle, le auto vanno tutte… pianissimo. Sono tutti super rilassati, arrivano quando arrivano, “chissene” se ci mettono due ore ad attraversare la città.

•Il paradosso di uno dei paesi più ferventemente cristiani è quello che si vede la notte nel quartiere di Malate: ragazzine in bella mostra mezze nude aspettano davanti ai night di accogliere clienti.

•Una delle specialità che non abbiamo avuto il coraggio di provare è il Balut: 🐣un uovo bollito con il guscio con dentro l’ embrione già formato. E sono pure cattolici questi… le sentinelle in piedi non approverebbero ma tutte le ragazze li adorano

Fra qualche settimana speriamo di preparare per voi un bel post su Manila! Nel frattempo abbiamo raggiunto Palawan, dove però non siamo ancora riusciti a fare un bagnetto in mare 😌


Manila è un’area urbana che racchiude delle vere e proprie città, e una di queste è Quezon City. Alcuni dei suoi quartieri, a loro volta, hanno una spiccata anima #indie come Cubao, e non solo.

Per onorare questo spirito alternativo abbiamo fatto un giro a CubaoX e il giorno seguente fatto visita a Coffee Craft Recolution . Ci siamo anche viziati pranzando in un ristorante molto speciale: “Van Gogh Is Bipolar” è una vera e propria esperienza che nasce dall’intuizione del suo ideatore che ha utilizzato il cibo e la sua ritualità per uscire da un momento buio della sua vita. Non è solo un ristorante, ma anche un santuario e un rifugio per chi ha bisogno di supporto psicologico e anche – talvolta – economico. L’ interno del ristorante è pieno di cose stravaganti basti pensare che la porta d’ingresso del locale è… un armadio!!! Nel caos di Manila, si trovano delle vere e proprie chicche!

Tuttavia, il ricordo più bello di Quezon City ce lo ha lasciato Erwin. Il ragazzo di etnia mangyan (una tribu indigena dell’isola di Mindoro) che ora lavora in una lavanderia 12 ore al giorno per mettere via soldi necessari per poter iscriversi all’università e realizzare il suo sogno di diventare ingegnere. A lui facciamo un grande in bocca al lupo!


Gli ultimi giorni a Manila ci hanno permesso di farci un’idea più chiara di questa città che racchiude in sé stessa tante differenze. Manila ha un po’ di tutto al suo interno, e a patto di non valicare troppo spesso i confini tra le diverse zone (le strade congestionate lo rendono piuttosto difficile) vi si può anche trovare il proprio posto al sole, ve lo assicuriamo. Ciò non toglie che la povertà in alcune zone sia evidente e dolorosa.

• #Makati spicca per il suo Skyline stellare. Ve ne abbiamo già parlato: questo è il cuore pulsante della capitale finanziaria del paese. Attraversando questo quartiere sembra di stare a Los Angeles: rooftop bar, palme, grattacieli scintillanti, sopraelevate, coffee shop dal minimalismo scandinavo e pure un quartiere che si chiama Bel-Air.
A Poblacion le vie si chiamano Jupiter, Polaris, Mars, Mercury. Si, siamo proprio su un altro pianeta!

• Chiudiamo con un numero: 262. I Barangay (quartieri, che hanno una loro forma di amministrazione locale) di Manila sono migliaia. Alcuni sono famosi e hanno un nome mentre altri sono solo identificati da un numero. Il 262 per noi è stato speciale: girovagando per la vibrante Binondo (la Chinatown di Manila) siamo approdati ad una sorta di slum che è proprio il quartiere di cui vi parliamo; qui siamo stati accolti con un calore sorprendente da adulti impegnati a mangiare e chiacchierare in strada e da bimbi intenti a giocare e girare in bici. Urbo si è quasi commosso quando ha visto dei bimbi videogiocare a Nagano Winter Olympics ’98, uno dei suoi videogame preferiti da adolescente su una televisione cammuffata da sala giochi.

#byebye Philipines. Partire ci è dispiaciuto anche se non ce lo aspettavamo!

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