Le Filippine hanno rappresentato perfettamente il nostro iniziale spaesamento di fronte al grande viaggio. Un popolo tenero e accogliente ma fragilissimo, un paese diviso a metà tra un turismo abusivo e senza freni lungo le fasce costiere e un interno selvaggio e inesplorato. E ancora Manila una metropoli difficilissima ma che riserva grandi regali a chi sa dedicargli il giusto tempo. La natura delle Filippine è comunque ineguagliabile ed emozionante, la tropicalità all’ennesima potenza. 

[Day 17, 18 e 19] La leggendaria Buscalan, le terrazze di riso di Maligcong e we survived Sagada Mountain Province

A Sagada non sembra nemmeno di stare nelle Filippine: case in cemento, locali in motorino che indossano il casco, tassa ambientale e guide obbligatorie per fare quasi ogni attività. Una Bormio filippina con un tenue spirito backpacker dove gironzolano Pinoy con bandana e maglia “I survived Sagada” e occidentali con borraccia e zaino da piccolo esploratore Tobia.

Detto questo sagada offre molto in termini di natura, relax e storia: cascate dirompenti, grotte profonde, montagne maestose, risaie, bare sospese nel vuoto. La Echo Valley è il compendio di tutto questo.

Sagada è nota soprattutto per le sue bare sospese. Un rituale funebre Igorot (questo è il nome degli indigeni locali) unico nel suo genere. Si tratta di una tradizione vecchia di 2000 anni che ancora oggi viene talvolta messa in atto. Inizialmente le bare venivano letteralmente incastrate nelle grotte carsiche e in seguito – con l’avvento su larga scala del metallo – appese come quelle nella Echo Valley. Ci sono bare piccole e bare lunghe; le prime sono più vecchie, e all’interno il defunto sta in posizione fetale mentre le seconde risentono dell’influsso cristiano. Così a contatto con la natura lo spirito del defunto è libero di visitare i suoi cari, ma la sepoltura ha anche funzioni pratiche: animali e umani non possono disturbare il sonno del defunto.

Non fate mai l’ errore di chiedere ad Alle come è andata l’ escursione alla cave Connection che unisce la grotta di Sumaging alla Lumiang 😂 Tra salti nel vuoto, salite con corda, passaggi in buchi larghi 40cm ha rischiato quasi di lasciarci la pelle. Meno male che le guide esperte hanno saputo condurla a destinazione: Alle survived Sagada!

Un mistero che andrebbe approfondito sono la presenza a Sagada delle “lengue de gato” che sono biscotti identici ai nostri ma prodotti qui nelle filippine. Chi ha importato la ricetta nelle filippine e come mai non se ne conosce la storia? Si facciano avanti gli informati sui fatti.


Arriviamo a Tabuk alle 7 di mattina dopo 11 ore di viaggio in bus, da qui Urbo sale sul tetto di un mezzo locale scassato (insieme a 15 Filippini, 14 valigie e 3 maialini da latte) mentre Alle sceglie lo scomodo interno deliziata da musica country: destinazione Tinglayan in Kalinga.
Superiamo panorami incontaminati di montagne, terrazze di riso e villaggi che sembrano usciti dal vecchio west.

Da Tinglayan si arriva a Buscalan – la nostra vera meta – dopo un hiking di 1h. Buscalan è l’isolato villaggio dove vive la leggendaria Whang-Od, ultima tatuatrice centenaria rimasta in Kalinga. A 101 anni è ancora in grado di fare 60 tatuaggi al giorno con il suo martelletto manuale. Una volta questa era la terra dei guerrieri tribali e i tatuaggi erano mostrine per i successi in battaglia. Oggi sono solo le donne a portarli, come segni di bellezza.

A Buscalan si coltivano principalmente 3 cose: riso, caffè e marijuana. L’ultima sarebbe illegale ma la polizia in Kalinga non entra: si perderebbe nei labirinti dei sentieri di montagna 🙃. Il villaggio sembra un labirinto in salita che si dipana tra palafitte di legno o cemento. Nonostante l’hype che lo circonda a causa dei turisti che vengono qui per Whang-Od, il villaggio ha un affascinante senso di quiete: non ha perso il ritmo laborioso e tacito di paese con il fabbro, il carpentiere che lavorano, i ragazzi che vanno a scuola, i maiali e i galli liberi di gironzolare per le stradine, i bimbi che fanno la doccia nudi fuori da casa…

Qui forse per la prima volta abbiamo trovato la pace che cercavamo sin da quando siamo partiti dall’italia.

N.B. – Un ringraziamento speciale va a Francis Pa In, che con il suo humor inglese e il suo stile spiccio ci ha guidato alla scoperta di Buscalan e ci ha cucinato uno dei pasti più buoni mangiati nelle Filippine 😁


Da Tinglayan ci siamo mossi verso Bontoc, ed entriamo quindi nella #mountainprovince.

• Poco prima di arrivare a Bontoc un check point della polizia locale si assicura che non ci sia droga a bordo, ed è subito chiaro che nonostante abbiamo fatto solo un’ora di strada siamo in un mondo molto diverso da Kalinga. Tutti giù dal tetto della jeepney da ora in poi!

• “No spitting of Momma!”: Un cartello onnipresente in cordillera. Momma non è altro che la noce di Betel, un frutto che da effetto stimolante e di benessere quando masticato. È cancerogeno ed è quindi vietato dallo stato, ma la campagna informativa non ha subito molto effetto, qui lo masticano praticamente tutti. La caratteristica del Momma è che produce un succo rosso vivo che viene sputato per terra dai locali (da qui il cartello). Le chiazze rosso sangue che si trovano a bordo strada non sono quindi i postumi di una rissa particolarmente violenta ma gli sputazzi di noce di Betel masticata.

• la sorpresa di oggi sono stati Jefferson e il suo trike che ci ha accompagnato per tutta la giornata. Motivo? Stava simpatico ad Alle che ha voluto farsi scarrozzare da lui ad un prezzo accordato. Jefferson è un bravo ragazzo: ha 22 anni, ha lavorato come camionista per Yakult dopo aver finito la scuola ed ora è riuscito a comprarsi un trike con cui accompagna gente tutto il giorno in giro per la sua città con un bel sorriso e tante speranze.

• Il landmark della giornata sono state le terrazze di riso di Maligcong, suggestive quanto banaue e batad. Le abbiamo attraversate lentamente osservando le signore preparare le terrazze per la semina, un lavoro estremamente faticoso eppure cantavano tutte col sorriso sulle labbra. Al termine delle terrazze abbiamo raggiunto il villaggio, dove regnava un silenzio impressionante, non c’era nessuno. Solo una vecchia signora dai bellissimi tatuaggi permane sulla soglia della sua capanna, dice qualcosa che ovviamente non capiamo. Chiediamo a Jefferson di tradurre: “mio marito è morto da poco, sono rimasta sola”.

[Day18] Le terrazze di riso di Maligcong

[Day19 e 20] We survived Sagada Mountain Province

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