Le Filippine hanno rappresentato perfettamente il nostro iniziale spaesamento di fronte al grande viaggio. Un popolo tenero e accogliente ma fragilissimo, un paese diviso a metà tra un turismo abusivo e senza freni lungo le fasce costiere e un interno selvaggio e inesplorato. E ancora Manila una metropoli difficilissima ma che riserva grandi regali a chi sa dedicargli il giusto tempo. La natura delle Filippine è comunque ineguagliabile ed emozionante, la tropicalità all’ennesima potenza. 

[Day 9, 10, 11 e 12] Bacolod, Silay, Iloilo, Guimaras e Nagpana

E’ giunta l’ora delle #decisioniirrevocabili: stanchi di dover seguire le orme di Lonely Planet e di schiere di Americani, Tedeschi e Inglesi (ebbene si italiani, le Filippine NON sono un posto pericoloso soltanto che sembrano saperlo solo certe nazioni), voltiamo la faccia alle pluridecorate Siquijor, Bohol e Camiguin per prendere un bus destinazione Bacolod. Ci sembra quasi un sogno svalicare l’isola di Negros abbacinati da colline verde smeraldo fitte di palme, banani, tamarindi mentre attraversiamo villaggi nascosti dalla giungla in cui chiunque ci saluta (sì, c’è anche un po’ di vanità in tutto questo  )

…E le Filippine cominciano a schiudersi:
• Bacolod e la costa nord dell’isola di Negros sono zone molto più agiate, evolute e vitali della parte sud ma qui non esistono forestieri. Sembrerebbe quasi che il turismo faccia male a questo paese.
• Bacolod sembra una città Americana del middle west, solo un po’ più sfasciata: strade a 4 o 6 corsie, case basse e più ordinate, stazioni di benzina ovunque, i jeepney sono dei van Ford anni ’60 da hippie e tutti girano con SUV o Pick-Up . Ci sono pure Dunkin Donuts, KFC e McDonalds. Le strade si chiamano 5th, 6th, 7th avenue oppure Lacson Street o Burgos Avenue. Ci sembra di essere stati teletrasportati all’altro capo del pacifico.
• In realtà dietro Bacolod e i suoi dintorni c’è una storia avvincente: centro fiorente di produzione di canna da zucchero nel ‘800, base della rivoluzione di Negros del 1898 che portò ad una repubblica di transizione indipendente a cavallo tra il dominio spagnolo e quello americano. La zona è quindi piena di testimonianze del periodo coloniale soprattutto nella vicina Silay dove pullulano tenute e ville di baroni e ricchi produttori di canna da zucchero che sembrano uscite da “Via col Vento”. Una meraviglia assoluta!
• Il capolavoro struggente però si chiama “The Ruins”. La tenuta mozzafiato di Don Mariano Ledesma Lacson fu bruciata dagli Americani durante l’assedio Giapponese alla fine della seconda guerra meraviglia per non farla cadere in mano ai nipponici. La tenuta ha però tenuto duro nel tempo e ora ne è rimasto solo lo scheletro avvolto da rampicanti e circondato da palme.
• Bacolod è anche la patria del Chicken Inasal, il pollo arrosto marinato alla Filippina. E’ possibile ordinare qualunque parte del pollo: abbiamo così scoperto che il culo del chicken si chiama Isol.

Ma Bacolod rimarrà nei nostri cuori anche per altre scene epiche: per esempio i due ragazzi che cantano al Karaoke “All by Myself” (stonatissimi) con il testo della canzone che scorre su una tv che passa le migliori azioni di Michael Jordan. 😂


Iloilo rimarrà per noi un insieme di set cinematografici, vi spieghiamo il perché. Seguiteci!

 Mentre il tifone Basyang (Sanba) si abbatte al sud (e meno male che all’ultimo abbiamo deciso di risalire verso Nord altrimenti l’avremmo preso in pieno), a Iloilo ci coglie impreparati una pioggia torrenziale.

✰ Ci rifugiamo al mercato pubblico coperto di Lapaz, per certi versi uno dei più drammatici che abbiamo visto in vita nostra: pesci e carni torturati da mosquitos, polli vivi, morti e mezzi morti in vendita, gatti che saltano da un frutto all’altro, una copertura di lamiera e plastica cadente, commercianti in pausa e bimbi nudi che si riposano su assi di legno vicino alle carcasse di animali morti. Il tutto reso più vivido dalla prima luce che filtra passata la pioggia, praticamente una galleria di quadri di pittori fiamminghi maledetti. Mentre passeggiamo all’interno del mercato un giovane effemminato dalla maglia rossa si avvicina dicendoci: “Americano? Spanish?” Ci sembra di essere in uno dei primi film di Almodovar.

❤︎ Giungiamo al cuore nero e profondo del mercato coperto dove la luce quasi non filtra più per mangiare da “Netong” che si dice faccia il Lapaz Batchoy più buono della città, la zuppa di noodles tipica di qua fatta di frattaglie e ciccioli di maiale, brodo di pollo e lombata di manzo. Dovevamo attraversare l’inferno per arrivare in paradiso: il batchoy è il cibo più buono che abbiamo provato fino ad ora, se non avessimo visto che quello che abbiamo visto per arrivare qua, avremmo potuto pensare che si trattasse di una pietanza di un stellato Michelin.

⚑ L’altra faccia della medaglia di Iloilo è la scenografia di un film Sci-Fi, un incrocio bizzarro tra Blade Runner, Jurassic Park e Sim City. Si snoda attraverso il Megaworld Boulevard dove la Megaworld Corporation (non stiamo scherzando, è tutto vero: c’è una società che si chiama proprio così) sta costruendo un quartiere residenziale dai colori accesi che sembra una Notting Hill fatta di plastica: in mezzo a palme e natura selvaggia, vengono innalzati palazzi e costruite vie dai nomi sibillini come Enterprise Boulevard o Broadway Avenue, il tutto sull’ex sito dell’aeroporto della città.

La città vecchia di Iloilo, l’ultima capitale delle Filippine nel periodo spagnolo, resiste con difficoltà alle intemperie del futuro, di notte è spettrale e buia, di giorno invasa dalle auto. La vita si sta spostando nel quartiere di Smallville (altro nome molto cinematografico) dove è tutto nuovo. Qui nel vecchio quartiere rimangono i giovani universitari che la sera si rifocillano in piccole trattorie, graziose ed economiche.


La giornata è finita in un reseller Apple (accidenti a loro) perché il nostro computer ha deciso di morire così all’improvviso. Logic Board suicida: ergo, probabilmente non riusciremo a pubblicare i post e le newsletter molto presto. Però il telefono ancora ci assiste, quindi eccoci qui!

Ad ogni modo questa è anche stata una giornata molto interessante perché grazie a Daisy, antropologa e guida turistica, abbiamo avuto modo di visitare una comunità tribale di una delle tante minoranze presenti da tempi pre coloniali nelle Filippine: gli Ati.

Gli Ati vivono abbastanza isolati, ma pur sempre a mezz’ora dalla cittadina più vicina (Barotac Viejo) che vive coltivando caffè, riso e alberi da frutto. Non aspettatevi vestiti tribali, perché oramai sono piuttosto modernizzati; da due anni hanno l’elettricità (e quindi cellulari e TV). Tutti i ragazzini hanno una moto scintillante e molti giovani sono all’estero a lavorare. Però rimangono i detentori di una cultura pratica ricchissima per quanto riguarda le erbe medicinali, la coltivazione sostenibile e l’artigianato.

Ci domandiamo, se visitassimo questo villaggio fra due anni, cosa resterebbe di ciò che abbiamo visto?

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Al largo di Iloilo a portata di Bangka sta Guimaras, un’isola nota per alcune spiaggette ma soprattutto per essere il primo produttore di mango del paese, talmente mango-centrica che ci fanno pure la #pizza con il mango.

Perdonateci, l’abbiamo mangiata.

[Day10] Iloilo: the City of Smile

[Day11] Di MacBook Air suicidi e comunità tribali a Nagpana

[Day12] Guimaras: l’isola dei Manghi

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