Mardin

Dall’alto della terrazza del nostro hotel si vedono i minareti delle moschee e una marea di case color ocra e davanti una pianura vastissima che si spande fino all’orizzonte dove è già Siria. “È la Mesopotamia” penso, con una commozione infinita. Dopo 13 anni di echi scolastici, finalmente la terra compresa tra Tigri ed Eufrate che ha dominato il mondo per almeno 3 millenni è tutta dinnanzi ai nostri occhi.

Mardin, come una Ostuni o una Cefalù, ma con un mare dorato che in primavera si colora di verde e in inverno di bianco, è un sogno a occhi aperti.
Chiese cristiano siriache vecchie di mille anni, moschee e madrasse stupefacenti si dipanano tra i vicoli di roccia e mattoni. Qui sono passati tutti: Sumeri, Ittiti, Assiri, Urartei, Persiani, Romani, Selgiuchidi, Bizantini, Arabi, Ottomani e altre culture ancora.

Scorcio, la piana della mesopotamia vista da Mardin. All'orizzionte, la Siria
Scorcio, la piana della mesopotamia vista da Mardin. All’orizzionte, la Siria
Una delle cisterne romane di Dara, a pochi km da Mardin
Una delle cisterne romane di Dara, a pochi km da Mardin

I ragazzini lanciano gli aquiloni fatti di sacchi dell’immondizia dalle alzane degli edifici diroccati e sale il profumo del pane alla cannella lasciato ad asciugare sulle scale in pietra della città.

Siamo in Turchia, ma qui la quasi totalità della popolazione è ancora di etnia curda. Il castello in vetta al bastione roccioso è ancora occupato dalle forze turche e NATO. Fino a due anni fa la città era sottoposta a coprifuoco, oggi, dopo la dipartita del PKK, questa ha timidamente ricominciato a sorridere e spunta addirittura un rinnovato turismo locale. Questa città, crocevia dalle mille culture e dalle mille bellezze, se lo merita ampiamente.

Zinciriye Madrasa, Mardin
Zinciriye Madrasa, Mardin
Vicoli di Mardin
Vicoli di Mardin
Mor Benham, una delle chiese siriache di Mardin
Mor Benham, una delle chiese siriache di Mardin

 

[Le vite degli altri] Fadell a Mardin

Fadell fuma di continuo anche se il medico gli ha sconsigliato di farlo perche ha appena tolto il dente del giudizio. Ma lui senza caffè e senza sigarette non riesce a lavorare abbastanza. “Solo se lavori il doppio, puoi fare meglio degli altri”.

Fadell è siriano ed è fuggito dal suo paese durante la guerra. Ora vive a Mardin dove studia business administration e fa il fornaio, i suoi chorek sono ottimi. Ha un canale Youtube (potete seguirlo qui: Fadell Azawe) in cui racconta la sua vita da rifugiato a Mardin, progetti, segreti e mondanità e una gran classe nel montaggio video.

Fadell ha una positività travolgente. Ha ancche una pagina Youtube dove mostra le bellezze della sua città d'adozione e intervista i turisti che incontra per raccontare che la città è bella e sicura.
Fadell ha una positività travolgente. Ha ancche una pagina Youtube dove mostra le bellezze della sua città d’adozione e intervista i turisti che incontra per raccontare che la città è bella e sicura.
Mardin, vista sulla rocca dalla terrazza dell'Hotel Gazi Konagi (ottima vista anche sulla piana della Mesopotamia)
Mardin, vista sulla rocca dalla terrazza dell’Hotel Gazi Konagi (ottima vista anche sulla piana della Mesopotamia)

Una sera usciamo con lui, il suo amico kurdo Yusuf e il nipotino Omar, un timido ometto di 2 anni che fa morir dal ridere. Fadell è una forza della natura, dal carisma trascinante e un sacco di interessi. Ma quando gli dico che lavoro nel campo dell’elettronica, si rabbuia improvvisamente, i suoi occhi neri fulminei si spengono nella notte. Quando era in Siria stava studiando informatica e aveva completato una serie di software; la guerra gli ha portato via tutto. Ora riprendere quel tipo di studio è difficile, richiede tempo e Fadell non ne ha molto.

“Voi della guerra ne avete sentito parlare ma non l’avete vista, è diverso” Segue qualche secondo di silenzio, poi Fadell sorride ed è come se la guerra non ci fosse mai stata.

Fadell e Omar, il suo nipotino a Mardin
Fadell e Omar, il suo nipotino a Mardin
La sera, nei vicoli di Mardin, i panifici asciugano il pane alla cannella spandendo un profumo inebriante nell'aria
La sera, nei vicoli di Mardin, i panifici asciugano il pane alla cannella spandendo un profumo inebriante nell’aria
Ulu Camii a Mardin
Ulu Camii a Mardin

Il confine Ibrahim Khalil tra Kurdistan Iraqeno e Turchia

Il confine Ibrahim Khalil tra Kurdistan iraqeno e Turchia è di gran lunga il più estenuante che abbiamo mai affrontato. 8 ore di checkpoint, controlli e soste obbligate. I mezzi – in modo particolare i bus di linea – transitano con una lentezza disumana, il caldo completa l’opera di logoramento fisico e psichico.

Siamo in una delle zone più calde del pianeta, e non solo a livello climatico. A sud l’Iraq da anni instabile, a ovest la regione autonoma (per quanto ancora?) del Rojava e piu in là la Siria, a nord e a est il PKK. La prudenza è d’obbligo.

Personalmente, però, la battaglia più grossa che abbiamo ingaggiato è stata quello contro i contrabbandieri di sigarette e tè. In Iraq i prodotti sono molto più economici rispetto a quanto non siano in Turchia. Quest’ultima però permette l’ingresso nel paese solo di quantità limitate di acquisti per ogni persona. Si è quindi via via andata formando una banda di cialtroni frontalieri che provano a far passare più roba possibile, facendo una confusione terribile al controllo bagagli e calcolando il rischio di poterla perdere.
Ad Ahmet, cui abbiamo dovuto declinare gentilmente l’invito ad accollarci parte del suo tesoretto, è andata male; oggi ha perso circa 100 euro.

foto al confine con Ahmet
foto al confine con Ahmet