Sulla mappa abbiamo marcato i principali luoghi di Delitto e Castigo con la citazione dedicata del romanzo e l’indirizzo esatto, per accompagnarvi alla scoperta della San Pietroburgo letteraria più affascinante.

Una visita a San Pietroburgo non può prescindere da un tour tra i luoghi cult di uno dei capolavori della letteratura mondiale: Delitto e Castigo. La San Pietroburgo di Raskolnikov era pulp prima di Tarantino, prima di Palahniuk e di Bukowski. Ribolliva di taverne fumanti, loschi personaggi, mercati caotici dove si poteva vendere di tutto. Ovviamente non era solo quello: era un luogo mentale che aveva come centro nevralgico la casa di Raskolnikov e si diramava in mille direzioni, ponti, edifici, giardini, canali e strade. Dostoevskij è sempre stato minuziosamente analitico nelle sue descrizioni di luoghi geografici ma in Delitto e Castigo c’è qualcosa di più maniacale, una vera e propria ossessione cartografica: come se ci fosse una connessione fisica tra i pensieri di Raskolnikov e le vie di San Pietroburgo.

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Ovviamente San Pietroburgo non è più la stessa di Delitto e Castigo. Le taverne sono diventate locali hipster, la Nevskij è scintillante con i suoi hotel di lusso, caffetterie turistiche e bar nostalgico-sovietici. Eppure qualcosa è rimasto di quella vecchia città fremente e febbrile. Se la Sennaya è ora un caotico interscambio di mezzi pubblici (ma il mercato Senny Rynok poco vicino rimane comunque una piccola perla), ad Apraksin Dvor in un certo senso si può respirare ancora un’ aria decadente, frizzante e anarchica (per non parlare del melting pot di oggettistica di Udelnaya, ma siamo già un pò fuori dal centro). The idiot, il locale lungo la Moyka che omaggia lo scrittore e il suo periodo, è certamente dedicato ad un turismo vagamente intellettuale e altolocato con i suoi interni d’epoca ricostruiti in maniera certosina, ma può rendere l’idea di come potesse essere una taverna in quel periodo seppur di fascia molto alta.  Inoltre rimane sempre quella tipica follia russa che in Delitto e Castigo è presente come un fil rouge: non è raro al giorno d’oggi trovare gente a cavallo che attraversa la Prospettiva Nevskij o gente armeggiare con strani oggetti o strumenti musicali in piena notte. D’altronde la sorgente dei sogni e dei deliri di Raskolnikov, del protagonista de Le notti bianche e di Dostoevskij stesso è un stupefacente regalo della natura ed è eterno: tra giugno e luglio a San Pietroburgo, il sole scende al di sotto dell’orizzonte per non più di 9°, non facendo mai mancare la sua luce crepuscolare. La sensazione di ebbrezza che si prova passeggiando lungo i canali di San Pietroburgo, nel chiarore di un tramonto infinito, è indimenticabile. Le notti bianche sono le notti del tutto è possibile/tutto è concesso dopo mesi di inverni rigidi e montagne di neve.

Poi ci sono le anse del canale Gribodoev che disegna, nel cuore degli avvenimenti di Delitto e Castigo, un’ oscillazione più intensa delle altre. Se li guardi dall’alto, i canali di San Pietroburgo sembrano dei tracciati di elettroneurografia e proprio all’angolo tra la prospettiva Rimskogo-Korsakova e il canale Gribodoev comincia un picco anomalo di attività celebrale che termina solo quando la Sadovaya si apre sulla Sennaya Plochad. Quasi tutte le azioni di Raskolnikov si svolgono tra questi due estremi, sono isolati di edifici austeri e quieti suggellati da ponti spartani e stretti canali dove l’acqua scorre silenziosa (e sarà un caso che il Delitto si svolga nel primo estremo e la Confessione simbolica, Raskolnikov che bacia la terra da lui profanata prima di andare a confessare, si svolga nel secondo estremo?). Girovagando per queste vie si incontrano poche anime, le simmetrie dei palazzi omogenei sono rotte solo dai chiostri interni a cui si accede tramite sottopassaggi angusti e bui. Certo, il caos e le vie putride da inferno dantesco non ci sono più. Ma qui, lontano dalle luci e dalla perfezione dei grandi monumenti, Dostoevskij è più vicino.

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